Arabia Saudita, terra santa di preghiera, decapitazioni e crocifissioni

Pellegrinaggio alla Mecca 3

 

Sono i giorni del più grande assembramento musulmano del mondo. Alla Mecca, in Arabia Saudita, confluiscono milioni di fedeli per l'annuale celebrazione dell’hajj. Il solito cerimoniale, come all'oktoberfest. Il primo giorno, di buon'ora, i pellegrini raggiungono il monte Arafat dove, secondo la tradizione islamica, il profeta Maometto avrebbe tenuto il suo ultimo sermone.

Il fedele si prepara all'hajj con l'ihram, la proclamazione della sua intenzione di effettuare questo rito spirituale. Arrivato in un'area prestabilita della Mecca, il fedele si purifica. Gli uomini devono indossare pezze di tessuto bianco non cucite, mentre le donne portano abiti che coprono interamente il corpo ad eccezione del viso e delle mani.

 

Pellegrinaggio alla Mecca 16

 

Giunto alla Mecca, il pellegrino compie il tawaf, gira sette volte attorno alla Kaaba, che si trova al centro della grande moschea, e in direzione della quale i musulmani pregano cinque volte al giorno. Se la ressa glielo permette, tocca e bacia la pietra nera incastonata in uno degli angoli della Kaaba. Chissà se quelfiume mano, quel carosello di corpi avvolti in quei sudari bianchi, proverà qualche brivido a passare sotto i becchi delle gru che sovrastano della moschea. Di recente, il crollo di una di esse ha provocato la morte di 108 pellegrini e il ferimento di 400. Molti di loro erano stranieri.

 

Pellegrinaggio alla Mecca 12

 

Non si muore solo di incidenti e di imprevisti. A causa del caldo e della calca, i morti, durante il pellegrinaggio, sono parecchi e quotidiani. Per mantenere l'ordine, sono stati mobilitati oltre 100 mila poliziotti. Difficile credere alla versione ufficiale, e cioè che si tratterebbe di misure di sicurezza contro possibili attacchi jihadisti. Dall'11 settembre in poi, i terroristi provengono tutti dall'Arabia saudita, regime wahhabita doppiogiochista che li spalleggia e li foraggia mentre fa affari con gli infedeli. Non bastasse, un'altra minaccia che grava sul pellegrinaggio è il rischio di epidemia del Coronavirus Mers, la sindrome respiratoria mediorientale, di cui il Paese del Golfo è il primo focolaio al mondo.

 

Pellegrinaggio alla Mecca 21

 

Mentre alla Mecca si prega, nello stesso Paese viene messo a morte un ragazzo di 21 anni colpevole di solo di lesa maestà.

Aveva 17 anni, Ali Mohammed al-Nimr, nel 2012, quando fu arrestato per aver partecipato a una manifestazione di protesta nella regione a maggioranza sciita di Qatif con la risibile accusa di aver lanciato bottiglie molotov contro le forze dell'ordine. La sua vera colpa è di essere nipote dello sceicco al-Nimr, alto dignitario sciita, uno dei più accaniti oppositori della monarchia saudita, lui stesso condannato a morte il 15 ottobre 2014 per «sedizione», «disobbedienza al sovrano» e «porto d'armi».

 

Ali Mohammed al-Nimr

 

Condannato a morte lo scorso anno, Ali Mohammed si è visto respingere il suo ultimo appello qualche giorno fa. Sarà decapitato in pubblico giovedì 24, poi sarà crocifisso e il suo cadavere resterà esposto fino a quando le sue carni non saranno putrefatte.

Secondo l'ong Reprieve, che si è occupata della difesa di Ali Mohammed, la confessione gli è stata estorta sotto tortura. Amnesty international sostiene che «il tribunale lo ha dichiarato colpevole senza disporre alcuna inchiesta sulle sue denunce di tortura».

Mentre il boia sta affilando la scure, l'ambasciatore saudita alle Nazioni Unite a Ginevra, Faisal bin Hassan Trad, occupa un posto importante in seno al Consiglio dei Diritti dell'Uomo. E si dà da fare perché il prossimo anni l'Arabia Saudita ambisce alla presidenza di tale Consiglio nel 2016. Una faccia tosta denunciata per ora solo dall'ong UN Watch. Intanto Human Rights Watch fa sapere che più di 80 persone sono state giustiziate dall'inizio dell'anno in Arabia Saudita.

Nessun presidente di Repubblica, monarca illuminato o capo di governo si è fatto sentire. Nè per l'esecuzione del giovane saudita né per lo scandalo di Ginevra. Il petrolio non ammette intrusioni. Nessuno ha voglia di importunare il benzinaio più importante e infido del mondo. E poi che che vuoi che sia la vita di un ragazzo scapestrato paragonata a milioni di Suv sempre assetati.

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