Bambini nel mondo, scolari coraggiosi

Bambini che vanno a scuola

 

 

Suv, utilitarie, scuolabus e veicoli fumiganti di varia natura e cilindrata scaricano ogni giorno, davanti ai portoni delle scuole italiane, frotte di scolari e studenti abulici, recalcitranti, scarsamente motivati, debolmente interessati, con il risultato di contribuire all’inquinamento e al peggioramento del traffico urbani, ma soprattutto a trasformare una conquista culturale e sociale in una galera.

Quasi nessuno va più a scuola volentieri, quasi nessuno con le proprie gambe. I pericoli, dicono. Le distanze, dicono. Gli agguati, dicono. Le città sono diventate troppo pericolose, troppo insidiose. Nemiche. Persino «marinare la scuola» è un'impresa. Assessori di buona volontà, assecondati da qualche dirigente scolastico, hanno montato qui e là quella patetica iniziativa che va sotto il nome di Pedibus. Greggi di scolari accompagnati da un arzillo anziano che scuote la testa ricordano che lui, ai suoi tempi…

Ci sono Paesi del mondo, come India, Indonesia, Filippine, Cina, e molti altri, dove quei tempi non sono mai passati e andare a scuola è ogni giorno un’avventura, un’odissea con annessi rischi. Tra cui quello di perdere la vita precipitando in un burrone o cadendo nelle gelide acque di un fiume da un fragile ponte tibetano. Eppure questi bambini continuano ad andare tutti i giorni a scuola, camminando, inerpicandosi per ore, affrontando gli stessi pericoli e gli stessi disagi al ritorno. Lo fanno perché lo studio, il pezzo di carta da noi deprezzato e disprezzato, là ha ancora un valore. È un ascensore sociale. Come direbbero i sociologi. Come lo è stato per noi fino agli anni Sessanta-Settanta, sebbene gli ostacoli superati dai nostri baby boomers non si possano certo paragonare a quelli affrontati da questi scolari, perlopiù asiatici.

Chi ha scattato queste foto suggerisce di farle vedere ai nostri neghittosi figli e nipoti che a scuola non vanno, ma vengono condotti, come truppe aerotrasportate in una guerra che non vogliono fare. Che in classe non ascoltano l’insegnante ma dialogano con lo smartphone. Generazione occhi bassi, destinata a volare sempre più in basso. Faranno la fine di Icaro per essersi spinti troppo in alto nel cyberspazio? Può essere, ma non disperiamo. Per dirla con il titolo retorico di un bellissimo film noir, solo chi cade può risorgere. Ehi attenti a dove mettete i piedi, ragazzi, la falesia del progresso potrebbe cedere. Anzi, sta già franando. Ci conforta il fatto che l’Asia ci fornirà bravi ingegneri, bravi scrittori, bravi medici e bravi in tutto, compresa la costruzione degli smartphone, perché sono stati brave schoolboys, scolari coraggiosi. C’è speranza nel domani, se non ci fissiamo sul cortile di casa. (is)

 

Fotogalleria

Previous Image
Next Image

info heading

info content

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi