Con le Olimpiadi non si guadagna

Olimpiadi Rio

 

 

di Tim Harford
Le città che ospitano i Giochi olimpici di solito non fanno un buon affare. Spendono molti soldi e ne incassano meno del previsto. E non è detto che attirino più turisti del solito

La presidente del Brasile Dilma Rousseff è in stato d’accusa, l’economia è in crisi e il virus zika pone seri problemi di salute pubblica. Come se non bastasse, Rio de Janeiro ha dovuto organizzare le Olimpiadi, che si terranno dal 5 al 21 agosto 2016. Non fraintendetemi. I giochi olimpici di Londra del 2012 sono stati uno spettacolo magnifico e hanno lasciato un’eredità incredibile: una serie di fantastiche strutture sportive, un bel parco e nuove abitazioni in una città che ne ha un disperato bisogno. Ma secondo me quasi sempre il gioco non vale la candela.

Ospitare le Olimpiadi è come costruire una chiesa per un unico, magniico matrimonio. Le costose strutture saranno usate al massimo della loro capacità solo per un breve periodo. Poi resteranno sottoutilizzate o, nel migliore dei casi, saranno riconvertite in modo intelligente, ma con altre spese. Una ricerca degli economisti Robert Baade e Victor Matheson offre un buon punto di partenza per capire il problema. Da Seoul nel 1988 a Rio nel 2016, le Olimpiadi sono costate miliardi ai Paesi che le hanno ospitate.

Per molti versi le più economiche sono state quelle di Atlanta nel 1996, costate l’equivalente di 3,6 miliardi di dollari di oggi. Le più costose sono state quelle di Pechino nel 2008, con 45 miliardi di dollari. In base a una stima ragionevole, ospitare le Olimpiadi oggi costa almeno dieci miliardi di dollari. Tenuto conto di questa cifra, è praticamente certo che un’Olimpiade comporti delle perdite. Una città, infatti, può aspettarsi entrate per quattro miliardi di dollari: uno dalla vendita dei biglietti, uno dagli sponsor e due dalle tv.
Allora come si possono far quadrare i conti? Semplice: falsificandoli. Alla fine delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi di Londra, il governo riferì che il costo finale era stato di 8,77 miliardi di sterline (circa 13 miliardi di dollari), inferiore al budget di nove miliardi fissato anni prima. Tuttavia, nel 2005 le previsioni originarie erano state di 2,4 miliardi di sterline. Almeno il comitato organizzatore di Londra non ha fatto come quello di Nagano, la città giapponese che ospitò le Olimpiadi invernali del 1998, che dopo l’evento bruciò i registri ufficiali.

I comitati organizzatori reclutano sempre dei consulenti che producano stime enormi sui benefici derivanti dai giochi. Questi rapporti di solito ignorano l’effetto sostituzione: un dollaro speso in un biglietto per le Olimpiadi, per esempio, potrebbe essere un dollaro non speso in qualche altra attrazione locale. Si sorvola anche sul rischio che alcuni turisti evitino le città olimpiche per timore della folla o dei prezzi più alti. Il Regno Unito ha avuto meno turisti nei mesi di luglio e agosto del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Gli alberghi di Pechino hanno registrato un crollo di presenze durante le Olimpiadi del 2008.

 

 

Carioca Arena 1, nel parco olimpico di Rio, ospiterà gli incontri di pallacanestro. AP Photo:Felipe Dana

 

 

Ma se la città che ospita i giochi vuole ricavare un profitto o quantomeno produrre dei benefici più ampi in grado di giustificare le spese, cosa deve fare? Ecco tre suggerimenti che potrebbero tornare utili.

In primo luogo, bisogna assicurarsi che le Olimpiadi coincidano con un periodo di recessione, in modo che le spese possano rilanciare la domanda. Rio in questo caso ci è riuscita, ma naturalmente nessuno è in grado di prevedere una recessione otto anni prima.

In secondo luogo, è meglio essere una gemma nascosta, così le Olimpiadi serviranno ad accendere i riflettori sulla città e a rilanciare il turismo. Rio, Londra, Pechino o Atene non avevano questo requisito, ma Barcellona sì: nel 1992 la città era molto meno famosa di Madrid per i turisti, ma nel 2010 ha superato la sua rivale.

Infine, conviene presentare un’offerta al ribasso all’indomani di un’Olimpiade particolarmente disastrosa. Le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984 riuscirono in questa missione quasi impossibile e portarono perino dei profitti perché, dopo la rovinosa – dal punto di vista finanziario – Olimpiade di Montréal nel 1976, Los Angeles fu l’unica città a offrirsi di ospitare i Giochi. Le Olimpiadi del 1984 furono ospitate nel Los Angeles Coliseum, uno stadio vecchio che era di seconda mano già quando la città californiana aveva ospitato le sue prime Olimpiadi, nel 1932. Il modo migliore per guadagnare ospitando le Olimpiadi, quindi, è farlo due volte, e andare al risparmio in entrambe le occasioni. (Financial Times, Gran Bretagna)

 

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