Francia, che artisti quei cavernicoli

1
La caverna del Pont-d'Arc permette di scoprire un bestiario eccezionale e pitture rupestri vecchie di 36 mila anni.

 

 

Circa 36 mila anni fa, gruppi di cacciatori raccoglitori dell’era aurignaziana, della specie Homo sapiens come la nostra, hanno creato un fantastico capolavoro sulle pareti della grotta Chauvet, che si trova lungo il fiume Ardèche.

Scoperta nel dicembre 1994, la grotta Chauvet-Pont-d’Arc non è mai stata aperta al pubblico. Lo Stato francese ne ha strettamente limitato l’accesso all’équipe scientifica incaricata di studiarla, e a qualche raro visitatore. Da qui la necessità di costruire una replica del sito che, dopo trenta mesi di cantiere, è stata inaugurata il 25 aprile dello scorso anno.

 

 

2
La replica della vera grotta di Chauvet, che il 22 giugno è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, si trova al di sopra del Vallon-Pont-d'Arc (Ardèche), a un chilometro in linea d’aria dall’originale.

 

3
Per entrare nella caverna facsimile, il visitatore scende una lunga rampa di gradini in cemento armato, protetta da alti muri, dopo di che si trova immerso nell’oscurità dell’antro paleolitico dove la temperatura precipita e si alza il livello dell’umidità, proprio come in quella autentica.

 

 

4
Il percorso, che inizia con una passerella, come nella grotta autentica, è punteggiato ora da crani di stambecchi e resti di ossa ora da drappeggi di pietra scintillanti, arancioni e bianchi. L’insieme della finta caverna è sostenuto da uno scheletro di gambi metallici e cemento, invisibili ai visitatori.

 

 

5
I disegni si fanno più numerosi a mano a mano che si procede. In tutto, sono un migliaio di figure, tra cui 442 di animali: bisonti, felini, rinoceronti e cavalli dipinti con l’ocra e carbone di legna, impressionanti per bellezza e realismo.

 

 

6
I disegni sono stati riprodotti con il carbone di legna, la stessa tecnica di pittura usata dai nostri antenati aurignaziani.

 

 

7
«La grotta originale è stata messa in scena con una sorta di criterio progressivo. All’inizio si vedono disegni rossi con dei segni astratti, poco a poco si scoprono pitture più complesse, per esempio cavalli che interagiscono con decine di altri animali», spiega Jean-Michel Geneste, archeologo e studioso di preistoria, che dirige l’équipe scientifica della caverna Chauvet.

 

 

8
Fedele al millimetro, il facsimile non riproduce comunque tutta la superficie dell’originale: gli 8 500 metri quadrati della vera grotta Chauvet sono stati compattati su 3 500 metri quadrati al suolo e su 7 500 metri quadrati di pareti.

 

 

9
Per riprodurre i disegni sono state utilizzate tecniche ultramoderne, come il 3D e l’anamorfosi, e ci si è avvalsi della collaborazione di ingegneri, scultori, pittori e modellisti. Un’impresa in cui si sono incrociate scienze e arti.

 

 

10
Un’équipe di dieci persone ha lavorato circa quattro anni, in un laboratorio del 13° arrondissement di Parigi, per riprodurre minuziosamente gli speleotemi della grotta Chauvet: stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni nate dallo scorrimento dell’acqua sulla roccia e che raccontano la storia geologica del sito.

 

 

11
In tutto, il sito monumentale è costituito da cinque edifici: la replica della grotta, un centro didattico, la galleria dell’Aurignaziano, uno spazio per gli eventi, il ristorante.

 

 

12
La realizzazione dell’opera ha richiesto un investimento di 55 milioni di euro. Con la previsione di 350 mila visitatori l’anno, si spera in una buona ricaduta economica. Ogni euro speso nella grotta dovrebbe tradursi in sette sull’intero territorio, per un totale di 42 milioni euro di introiti per anno.

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi