Gerusalemme non è ebraica, sostiene l’Unesco

Gerusalemme, il Muro del Pianto

 

 

L’Unesco nega ogni legame tra il popolo ebraico e Gerusalemme: una risoluzione negazionista adottata nell’indifferenza generale con il voto polemico della Francia. Questa decisione ha un nome solo: revisionismo.

L’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha deciso di riscrivere la storia di Gerusalemme e del popolo ebraico con il sostegno attivo della Francia. Con un voto di 36 favorevoli, sei contro e 17 astenuti, il consiglio esecutivo dell’organizzazione, la cui missione è preservare l’eredità culturale del pianeta, nell’aprile 2016 ha stabilito che il legame tra il popolo ebraico e Gerusalemme, da almeno tremila anni, non esiste più. Un rapporto attestato dai più grandi autori classici, greci e romani, da Erodoto a Tacito passando per Tito Livio, Strabone, Seneca, Plinio e Flavio Giuseppe. Un legame attestato dall’Antico Testamento e da tutti i Vangeli. Un legame attestato dallo stesso Corano, nel quale è scritto che «Allah ha assegnato questa terra ai figli d’Israele fino al Giorno del Giudizio» (sura 5, versetto 21), e «noi abbiamo fatto dei figli di Israele gli eredi della terra» (sura 26, versetto 59)

 

 

Il Muro del Pianto in un'immagine di Felix Bonfils del 1875

 

 

Cancellare ogni traccia della storia preislamica

Che un certo numero di Paesi arabi (in questo caso, l’Algeria, l’Egitto, il Libano, il Marocco, l’Oman, il Qatar e il Sudan) cerchi da decenni di spiegare che gli ebrei non c’entrano nulla con Gerusalemme e la terra d’Israele non è una novità, anche se si tratta di una falsificazione storica. Ma che un’organizzazione come l’Unesco si faccia complice di quel che sostengono anche gli islamisti di Daesh, i talebani e Anser Dine, solo perché si tratta dello Stato ebraico lascia sbalorditi.

I fondamentalisti islamici vogliono cancellare ogni traccia della storia preislamica. L’hanno fatto fisicamente a Palmyra, a Timbuktu e a Bamyan. E ora nella sede Unesco di Parigi co l’appoggio del Quai d’Orsay. I termini stessi della risoluzione negano ogni collegamento storico tra l’ebraismo e il Monte del Tempio, quest’ultimo è denominato solo secondo la terminologia musulmana moschea al-Aqsa e al-Haram al-Sharif (il nobile santuario). Anche la definizione del muro occidentale del Tempio (il Muro del Pianto) è messo tra parentesi e chiamato al-Buraq Plaza, un termine creato negli anni Venti del secolo scorso. Le tracce della presenza storica ebraica a Gerusalemme sono presentate come una fiction con «false tombe ebraiche» e dei «fasulli bagni rituali ebraici».

Il Monte del Tempio, oltre a essere un luogo importante per le tre religioni del Libro, è il luogo più sacro di quella ebraica. È qui, secondo la Bibbia, che Isacco avrebbe dovuto essere sacrificato da Abramo e che si trovavano il Sancta Sanctorum e l’Arca dell’Alleanza che custodiva le tavole di pietra sulle quali erano incisi i Dieci Comandamenti. È il luogo dove il re Salomone costruì il Primo Tempio circa tremila anni fa e dove fu ricostruito nel 515 avanti Cristo il Secondo Tempio dopo che Nabucodonosor aveva distrutto il Primo nel 587 a. C.

Le Mont du Temple, s’il est un lieu important pour les trois religions du Livre, est le site le plus sacré de la religion juive. C’est l’endroit où selon la Bible Isaac devait être sacrifié par
Falsificazione e manipolazione

Dopo la distruzione del Secondo Tempio da parte dei Romani nel 70, solo i muri esterni sono rimasti in piedi e, per duemila anni, il muro occidentale del Tempio di Gerusalemme è stato l’epicentro dell’ebraismo.

 

 

Papa Francesco prega al Muro del Pianto sotto lo sguardo di un rabbino, il 26 maggio 2014.

 

 

Vigliaccheria e debolezza

La risoluzione che nega tutto ciò è stata approvata da trentatré Paesi, tra cui la Francia, la Russia, la Spagna e la Svezia. Diciassette si sono astenuti e solo sei hanno votato contro: Stati Uniti, Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi e Gran Bretagna.

Non è la prima volta per l’Unesco: nel 2015, l’organizzazione, la cui missione è proteggere «l’eredità mondiale» e la tolleranza e il reciproco rispetto», ha dichiarato che la tomba di Rachele a Betlemme, il terzo luogo santo dell’ebraismo, e la Tomba dei Patriarchi a Hebron, il più antico sito ebraico e il secondo per santità, erano luoghi sacri musulmani.

L’Unesco è diventata uno strumento nelle mani di chi utilizza l’Onu e le organizzazioni a essa collegate per delegittimare l’esistenza dello Stato d’Israele e riscrivere la storia del popolo ebraico. In media, ogni anno, una ventina di risoluzioni dell’Onu condannano Israele, senza contare la sedicente Commissione dei diritti dell’uomo che ha condannato Israele più dell’insieme di tutti gli altri Paesi del mondo.

Poco più di quarant’anni fa, L’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva adottato, già allora, la vergognosa risoluzione 3379, che considera il sionismo una forma di razzismo, fino a quando non ha deciso di revocarla. A quell’epoca, nel 1975, la Francia era al fianco dei paesi «giusti» che rifiutavano la stigmatizzazione automatica del popolo ebraico e del suo Stato e avevano rigettato questa risoluzione. I tempi cambiano.

Cosciente della manipolazione cui si è prestata, la diplomazia francese ha comunque tentato di minimizzare la portata della risoluzione. Jean-Marc Ayrault, bistro degli Affari esteri, ha dichiarato martedì 10 maggio, davanti all’Assemblea nazionale, tre settimane dopo il voto all’Unesco, che «Gerusalemme appartiene a tutti i credenti, ebrei, cristiani e musulmani». Il ministro ha aggiunto: «Se c’è un malinteso in certe formulazioni di questa risoluzione, mi spiace». Una smentita che non lo è. Manuel Valls è andato felicemente oltre mercoledì 11 maggio disapprovando il voto della Francia, parlando di «formulazioni infelici». Ha detto il capo del governo francese: «Ci sono in questa risoluzione dell’Unesco delle formulazioni infelici, maldestre, che offendono e che avrebbero dovuto essere indubbiamente evitate, come questo voto».

La falsificazione e la manipolazione della storia sono state gli strumenti del nazismo, dello stalinismo e dei genocidi. Per vigliaccheria e per debolezza, questi non sono stati denunciati e combattuti ai loro tempi e hanno finito per consentire l’assassinio di milioni di essere umani. la falsificazione della storia è di nuovo all’opera su grande scala sotto i nostri occhi. Non possiamo essere i suoi complici indifferenti. (Eric Leser, slate.fr, 11 maggio 2016)

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