Giappone, ritorno a Fukushima

 

L’11 marzo 2011, un terremoto seguito da un maremoto devastava la costa orientale del Giappone, causando la morte di migliaia di persone e il disastro nucleare di Fukushima. L’arresto di tre reattori del sito provocò una reazione a catena e la fuoriuscita di una notevole quantità di sostanze radioattive.

L’inerzia delle autorità giapponesi e della Tepco, la società che gestiva la centrale, accentuò la gravità della situazione, Furono adottate misure sanitarie arbitrarie. Per esempio, l’evacuazione forzata della popolazione nel raggio di venti chilometri dal sito. Qualche giorno fa, uno studio del professor Toshihide Tsuda ha dimostrato che il numero dei casi di cancro alla tiroide nella popolazione contaminata era di cinquanta volte superiore alla normalità. La Tepco ha indennizzato le famiglie colpite con cifre al massimo di ottomila euro.

 

 

Il 5 settembre 2015, il comune giapponese di Naraha, che si trova al limite dei venti chilometri dall’epicentro dell’incidente, è stato dichiarato ufficialmente abitabile. Fino ad allora, i vecchi residenti (2.694 famiglie, 7.368 persone) avevano avuto il permesso di ritornare per preparare il loro rientro, ma non quello di stabilirvisi definitivamente.

Il cineasta giapponese Sono Sion ha mostrato la vita di questi esiliati coatti nel film Land of Hope. Il fotografo e cineasta Arkadiusz Podniesinski ha raggiunto la zona proibita da cui è tornato con una serie straordinaria di immagini.

 

 

Fotogalleria

Previous Image
Next Image

info heading

info content

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi