Groenlandia, disgelo nucleare a Camp Century

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Il passato prossimo comincia ad avere la sua archeologia. Questa volta risorge dai ghiacci, in senso proprio e figurato. Dal cesto senza fondo della guerra fredda emergono panni sporchi e radioattivi. Gli ultimi, i più luridi, erano nascosti nelle candide pieghe gelate della Groenlandia. Il disgelo nel senso più tecnico della parola, cioè il riscaldamento climatico, ha portato alla luce una base segreta americana costruita negli anni della sorda lotta combattuta tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Senza esclusione di colpi e con la minaccia nucleare sempre incombente.

Quell'insediamento, al riparo da sguardi indiscreti, protetto da una cortina di neve, avrebbe permesso alle testate atomiche statunitensi di colpire il territorio sovietico senza grandi sforzi. Mentre strillava per l'installazione dei missili a Cuba, Washington teneva Mosca sotto tiro dall'isola più grande del pianeta, formalmente soggetta alla sovranità danese. La propaganda sviava, l'informazione non informava.

 

 

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«Nessuno pensava che la base sarebbe riemersa, ma il mondo è cambiato», spiega William Colgan, glaciologo dell'università canadese di York. Alla velocità con cui le cose procedono, la base dovrebbe a poco a poco venire alla luce a partire dal 2090, mentre i suoi progettisti speravano che riposasse nella criosfera «per l'eternità», secondo uno studio pubblicato sotto la sua direzione dal giornale Geophysical Research Letters. Nel 1959, il corpo degli ingegneri dell'esercito americano (Usace) scava Camp Century, a circa 200 chilometri a est della base aerea di Thule.

 

 

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La motivazione ufficiale è l'installazione di laboratori di ricerca sull'Artico. Si forano tunnel per ospitare i laboratori, un ospedale, un cinema e una chiesa, il tutto alimentato da un piccolo reattore nucleare. Tre anni più tardi, i militari americani sottopongono al loro stato maggiore il progetto Iceworm («verme di ghiaccio»): scavare in quello stesso luogo una rete di gallerie e immagazzinarvi 600 missili balistici. I lavori cominciano, ma i tecnici si rendono conto che il ghiaccio, «vivo» e instabile, minaccia di soffocare i tunnel. Nel 1967 il progetto è abbandonato. Il reattore nucleare viene estratto, i rifiuti radioattivi restano.

 

 

 

Di fronte ai rischi per l'ambiente, oggi sono molte le voci che esigono un'operazione di pulizia. Ma chi la farà? Chi la finanzierà? Il costo dela perforazione della banchisa e di recupero dei rifiuti tossici a oltre 30 metri di profondità sarebbe esorbitante. Per il glaciologo William Colgan non resta che attendere lo scioglimento dei ghiacci.

 

 

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La questione Camp Century costituisce «una causa del tutto nuovo di tensioni politiche derivate dal cambiamento climatico» e potrebbe costituire un precedente, per il peggio o per il meglio, ritengono gli studiosi del problema. Sara Olsvig, una deputata dell'opposizione groenlandese che ha sottoposto la questione al parlamento di Nuuk, deplora che l'accordo di difesa danese-americano sia rimasto nel vago riguardo alla sorte di parecchie infrastrutture militari. «La Groenlandia non può dire la sua, né sulle relazioni tra Danimarca e Stati Uniti né per stabilire le responsabilità». Dalle quali deriverebbe a chi tocchi bonificare Camp Century.

 

 

Le foto segrete di Camp Century

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