Groenlandia, è iniziato il conto alla rovescia

Ice Watch by Olafur Eliasson and Minik Rosing, Place du PanthÈon, Paris, 2015

 

 

Inizi dicembre 2015, sono i giorni di Cop21, la conferenza sul cambiamento climatico. I grandi della Terra sono riuniti a Parigi per studiare il modo di non esagerare a calpestare, squartare, soffocare il nostro povero habitat terrestre. Ci sono anche gli artisti, a dire la loro, con il progetto Artist for Paris climate, una serie di installazioni ideate per alcuni spazi pubblici sul tema dell’emergenza climatica. Il danese Olafur Eliasson ha portato Ice watch. Con la collaborazione del geologo Mink Rosing, ha rimorchiato in place du Panthéon dodici blocchi di ghiaccio prelevati nel fiordo di Nuup Kangerlua, in Groenlandia. E li dispone in cerchio come le ore sul quadrante di un orologio.

 

 

Uno dei blocchi di ghiaccio catturati da Olafur Eliasson nel fiordo di Nuup Kangerlua (Groenlandia).

 

 

L'orologio venuto dal freddo pesa cento tonnellate, l'equivalente della quantità di ghiaccio che fonde ogni centesimo di secondo sul pianeta. Il ghiaccio artico è la sentinella del cambiamento climatico e da anni lancia segnali allarmanti sul riscaldamento globale. Il freddo conserva la memoria dell’umanità e i suoi resti. Le lastre di ghiaccio della Groenlandia sono il risultato di neve accumulata e compressa per centinaia di migliaia di anni. Ogni strato, visibile a occhio nudo, coincide con la neve accumulata in un anno, mentre le bolle contengono campioni dell’atmosfera relativi a una particolare era geologica.

 

 

Ice watch, il ticchettio dell'orologio

 

 

L'orologio di place du Panthéon si è nel frattempo fermato, sul quadrante di quello artico le lancette continuano ad avanzare. Velocemente. Impietosamente. La natura non è un'installazione rinnovabile. O è per sempre o non è.

Le foto della galleria, tutte scattate nel corso del 2015, mostrano sia la bellezza del paesaggio artico che la sua vulnerabilità. Sulla fusione dei ghiacci artici, vale la pena di leggere e guardare l’articolo interattivo (in inglese) pubblicato il 27 ottobre 2015 dal New York Times.

 
Fotogalleria

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