Hai mai visto ripiegare una Google map?

Facile dispiegarla, più problematico ripiegarla

 

Viaggio stampa, press trip, educational, insomma un gruppo di giornalisti in viaggio per essere educati alle bellezze di qualche luogo. Pedagogicamente istruiti, amorevolmente accuditi. Tre fasce d'età. Appartenevo a quella più datata. Quasi obsoleta. Come gli elettrodomestici acquistati dieci anni fa. Pazienza e gambe in spalla. Vorrà dire che la sera non andrò a ballare in quel locale che per i colleghi pare essere la colonna portante dei loro reportage. Vai a riposare? E se la svignano ridacchiando.

È giorno fatto, la città merita d'essere visitata. Dopo aver consultato la mappa, una compagna di viaggio della generazione millennial ci prova a ripiegarla. La mappa, fedele alle sue pieghe, si ribella alle dita della giornalista il cui residuo rapporto con la carta stampata dev'essere lo sfoglio delle riviste patinate, quelle che trattengono le impronte digitali. L'effetto comico è lo stesso di Buster Keaton che cerca di riavvolgere la pellicola uscita dal rullo.

Innervosita, la giovane collega pretende di imporre alla mappa la propria volontà. Patendo per molto per la carta e un po' anche per la sua aguzzina, decido di intervenire. So che rischio parecchi capi d'imputazione, dal maschilismo alla misoginia passando per la pedanteria, ma non sopporto lo strazio delle carte.

«Permetti?», dico alla ragazza allungando nel contempo la mano.
Lei mi guarda sorpresa, come se le avessi pizzicato il sedere. L'espressione, accompagnata da un lieve irrigidimento del collo, è sospettosa. Sembra che si sia accorta solo ora della mia esistenza e si chieda che ci faccia io lì, di fronte a lei. Da dove sono sbucato?

Sempre con il braccio teso e la mano rivolta all'insù, a mo' di cucchiaio per dar prova dell'inoffensività delle mie intenzioni, reitero la domanda con voce ancor più mielata.
«Permetti? La carta... forse posso aiutarti...».
Più per riflesso dettato dalla buona educazione ricevuta in famiglia che per piena consapevolezza di quel che le sta accadendo, mi porge la malmenata carta.

Eh sì, la cosa stava prendendo proprio una brutta piega. Altri due apri e chiudi e sarebbe stato impossibile individuare l'andamento delle pieghe originali. Per fortuna non è troppo tardi. In pochi secondi riporto la carta alla piegatura di fabbrica e la restituisco alla collega, che ormai ha disarmato e mi guarda incredula. Potrei dirle che sono il mago David Copperfield e lei ci crederebbe. Perlomeno qui e ora.

Cerca di sorridermi e ringraziarmi a modo suo: «Anche mio padre ha di queste...». Non le viene la parola «manie». O avrà voluto dire «passioni»? O «paranoie». Non lo saprò mai. Mi basta aver salvato una mappa da una brutta fine. Ma la prossima volta chi sarà il suo paladino? Credo che la ragazza mi girerà alla larga ogni volta che dovrà consultarla. Le strizzo l'occhio, alla carta, e lei mi risponde con un fruscio di riconoscenza. (is)

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