Il mondo è bello perché è vario, anche quando ride

Risate miste

 

 

Non è facile ridere. Prima di tutto perché non è facile trovare persone che suscitino il sorriso, il riso o la risata da sganasciarsi (a parte, a detta dei suoi estimatori, Checco Zalone). Ma soprattutto perché siamo a corto di argomenti, temi e fatti che suscitino allegria. La faccenda si complica quando dobbiamo dare una forma grafica alle nostre risate, cioè tradurle in lettere dell'alfabeto. In questo caso, come accade per tutto il resto della comunicazione scritta, ognuno ride nella propria lingua.

Le faccine itteriche, gli emoticon, con le loro espressioni universalmente comprensibili, rappresentano una sorta di esperanto per i neolitici digitali, accanto ai quali sopravvivono però sacche di paleolitici digitali che si ostinano a tradurre le risate in una sequenza di lettere, magari sottolineata da una selva di punti esclamativi.

Ed è qui che subentrano le differenze da una lingua all'altra. Di questo gran ridere colpisce la sudditanza degli ilari italiani ai ridanciani americani. Con lo stesso fervore con cui li imita in tante altre cose (a cominciare da Halloween), la stragrande maggioranza degli italiani «traslittera» la risata scrivendo all'americana «ha ha ha...» (terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo avere), in luogo del corretto e codificato «ah ah ah...». Pazienza, l'importante è ridere e far capire che ci stiamo divertendo.

PS Avete notato che in queste foto (tratte da My Modern Met) tutti ridono guardando uno smartphone? Sarà così che si impara a scrivere sbagliato?

 

 
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