Kazakhstan, la strage delle innocenti

Nel 1993 erano un milione le antilopi Saiga che vivevano tra Kazakhstan, Mongolia e Russia, attorno al Mar Caspio

 

Tra maggio e giugno sono morti 120 mila esemplari di Saiga, soprattutto femmine e cuccioli di questa piccola antilope grande all'incirca come una capra, stanziale nelle steppe dell'Asia centrale: Russia, Kazakhstan, Uzbekistan e Mongolia. Due anni fa i numeri la davano in ripresa dopo il rischio d'estinzione: un milione di individui del 1993 seguito da un improvviso crollo, ma le autorità del Kazakhstan erano fiere di aver portato la popolazione da 20 mila capi nel 2003 a 250 mila nel 2013. Insomma, dall'era glaciale ai giorni nostri, quello della Saiga non è stato un cammino facile.

E ora questa nuova falcidie, tanto immane quanto misteriosa. Nelle vaste praterie dell'ex repubblica sovietica del Kazakhstan è scomparso oltre un terzo della popolazione complessiva di questo bovide dal buffo nasone a forma di trombetta. Gli esperti dell'Unep, l'organizzazione delle Nazioni unite che si occupa di ambiente, non riescono a spiegarsi le ragioni di tale catastrofe, tanto inattesa quanto fulminante. «I primi 117 cadaveri li abbiamo scoperti il 10 maggio, undici giorni dopo erano già 28 mila», racconta un osservatore russo del Wwf. «Questa perdita è un colpo letale per la sopravvivenza della Saiga nel nostro Paese e nel mondo intero, dato che il 90 per cento vive sul nostro territorio», ha commentato il ministro dell'agricoltura Erlan Nyssanbaïev. E ha garantito che prenderà tutte le misure necessarie per arrestare la moria. Ma che cosa si può fare se non si conoscono le cause del fenomeno?

 

L'ecatombe ha colpito soprattutto femmine e cuccioli

 

La politica produrrà una commissione governativa, gli esperti si produrranno in diverse e contrastanti spiegazioni. Gli studiosi della conservazione delle specie migratorie hanno già fatto sapere che la strage è dovuta probabilmente a una «combinazione di fattori biologici ed ecologici». A quanto pare, gli animali sarebbero stati uccisi da una malattia infettiva provocata da batteri del tipo Pasteurella o Clostridium.

Ma questi «batteri», proseguono gli esperti, sono mortali solo per animali il cui sistema immunitario sia già indebolito da fattori climatici come le piogge, che nel mese di maggio sono state abbondanti e che avrebbero potuto avere effetti nocivi sulla qualità dell'erba». Ma che pioggia è quella che fa male all'erba, che fa male a sua volta agli erbivori? Che cosa c'è nell'aria e nel suolo di quel Paese?

 

La sepoltura nella steppa

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