Milano, quando il giocattolo si fa duro e puro

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«Ricordi e Balocchi» promette l'insegna di via Donizetti 2 a Milano. E mantiene. Varcando la soglia si entra nella sfera della fanciullezza, nel passato remoto, quando i giocattoli, cioè i balocchi, erano di legno, di latta o di altri metalli, niente plastica. Fabbricati con tecniche artigianali, non made in PRC, cioè in Cina.

 

 

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Tempi difficili, in cui pochi bambini avevano tanti giocattoli e tanti bambini ne avevano pochissimi. E a questi ultimi andava ancora bene se riuscivano a ottenerli in regalo nelle date canoniche di Natale e Santa Lucia o nel giorno del compleanno. Una volta conquistati, li conservavano con amore geloso. È grazie alla qualità dei materiali e alla custodia dei loro piccoli proprietari se molti trenini, bambole, automobiline, orsacchiotti e altre meraviglie sono giunte fino a noi, nonostante l'umidità delle cantine e la polvere delle soffitte in cui erano finite. E oggi fanno la figura dei gioielli della corona sulle bancarelle dei mercatini di vintage e piccolo modernariato.

 

 

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Ma tutto questo bendidio comincia a essere veramente troppo per il piccolo negozio di via Donizetti di cui sono titolari il collezionista Giorgio Crippa, già docente di educazione artistica e disegno, ex fabbricante di giocattoli didattici, e la moglie Elfriede Bühler. In un locale lungo e stretto come una corsia d'ospedale sono ammassati in bell'ordine aeroplanini e stazioni di servizio, robot e astronauti, birilli e pinocchi. Il paragone con l'espedale non è fuori luogo. Dal corridoio- corsia si accede infatti a un ambulatorio dove esercita Elfriede che ripara bambole, riattacca loro braccia e gambe con perizia chirurgica o confeziona nuovi vestiti con grazia da stilista.

 

 

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Lei è Giorgio si sono conosciuti in un luogo che più propizio non poteva essere: una mostra di giocattoli. «Da lì», ha raccontato lui al Corriere della Sera, «è nata un’amicizia, che poi si è trasformata in una relazione e in un lavoro». Insieme hanno fondato la ditta Giochi didattici Milano Centrale. Erano gli anni Ottanta. «Mi interessava, e mi interessa ancora, l’aspetto tecnico e progettuale di trenini e macchinine unito alla loro capacità di far divertire i bambini». Con la moglie hanno creato invenzioni originali a un prezzo accessibile. «I giochi in legno sono poveri, non elitari».

 

 

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Immaginavano e producevano i pezzi nel laboratorio della loro vecchia casa, sempre in via Donizetti, per poi rifornire i negozi specializzati. Nel periodo d’oro organizzavano anche corsi per bambini, così da trasmettere la loro passione. «Il bello dei giochi di legno», spiega l’inventore, «è che stimolano la fantasia, l’interazione con altri bambini e altri giocattoli». Poi l’interesse del pubblico verso questo tipo di svago è venuto meno.

 

 

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Erano iniziati gli anni dei videogiochi e della playstation. Giorgio ed Elfriede si dedicano allora ad altro, lasciano che le infatuazioni facciano il loro corso, che gli adolescenti diventino grandi e gli adulti diventino vecchi. Attendono che i tempi maturino, che si risvegli la nostalgia q quelli che possono permettersi di comprarne le giocose reliquie. Quando pensano che la stagione per raccogliere i frutti sia giunta, Giorgio ed Elfriede aprono Ricordi e balocchi, il negozio per collezionisti.

 

 

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I pezzi di cui Giorgio è particolarmente fiero sono un carretto trainato da una giraffa, ricordo dell’epoca coloniale; l’autorimessa per le macchinine corredata da pompa di benzina, i personaggi della Disney su una piattaforma a rotelle. È affezionato ai suoi balocchi però vorrebbe condividere la sua passione con altri. «Vorrei aprire la mia collezione al pubblico, ma per farlo mi serve uno spazio abbastanza ampio, in uso gratuito o a basso prezzo». Vorrebbe creare un circuito di musei a tema di cui facessero parte anche quello del giocattolo a Cormano e quello della bambola ad Angera. «Non ne esiste neppure uno per i balocchi di legno. E mi piacerebbe che fosse a Milano, la maggior parte dei pezzi sono lombardi».

 

 

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Sara Bettoni, la giornalista del Corriere, gli chiede se ha pensato a uno sponsor. La risposta di Crippa non si fa attendere. «Potrebbe essere Foppapedretti, ci sarebbe un forte legame...». Per la risposta del mecenate tirato in ballo si vedrà. Quando il giocattolo si fa duro, i duri e puri cominciano a giocare.

 

 

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