Nepal, la dea Gadhimai non è più una vampira

Gadhimai

 

 

La religioni fanno scorrere il sangue. Degli animali, oltre che degli esseri umani. E quando si tratta di feste religiose gli induisti non sono da meno dei musulmani. La dea Gadhimai, festeggiata in Nepal ogni cinque anni con una carneficina di 500 mila animali tra bufali, capre e polli sgozzati nell’arco di due giorni, quest’anno non riceverà il suo cruento tributo. Le autorità hanno decretato di abolire un rito che si tramandava da secoli. Che il recente terremoto, da cui la popolazione stenta a risollevarsi, abbia fatto venire qualche dubbio sul patto di sangue tra terra e cielo? Nel far cessare la crudele cerimonia hanno avuto un ruolo le associazioni di difesa degli animali che da anni si battono per strappare mannaie e coltelli dalle mani dei macellai nepalesi. Una delle più combattive è stata la fondazione intitolata a Brigitte Bardot che aveva rivolto un appello al presidente del Nepal.

Nella lettera, arrivata forse al momento giusto e scritta con parole convincenti, si legge: «Tali pratiche ricordano antiche e crudeli tradizioni che credevamo ormai estinte scomparse e danno una cattiva immagine del Paese e della sua evoluzione. Il Nepal guadagnerebbe maggior credibilità diffondendo il suo messaggio spirituale di compassione e non-violento». Tasto giusto, richiesta esaudita.

Già nel 2014 alcuni Stati settentrionali dell’India avevano abolito sacrifici simili, accusati di provocare «un immenso dolore e sofferenza ad animali innocenti». Non si possono autorizzare tali barbarie per placare una divinità, aveva sentenziato una corte di giustizia. E di conseguenza l’India ha inasprito il controllo della transumanza illegale verso il Nepal. Secondo le stime delle locali associazioni di difesa degli animali, con queste misure il numero degli animali sacrificati si sarebbe ridotto del 70 per cento tra il 2009 e il 2014. Stiamo attenti a quel che succederà tra cinque anni. Non è detto che basti un giorno o un decreto per cancellare una tradizione durata secoli.

 

 

Attenzione: si sconsiglia la visione di questo video alle persone sensibili.

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