Pakistan, tolleranza zero a Lahore

Lahore, Minar-e-Pakistan in Iqbal Park

 

 

Tra il novembre 2008 e il gennaio 2009, un francese di cui non conosciamo l'identità e l'età, ma sicuramente animato da sentimenti positivi verso tutti i popoli del mondo. Tant'è che Aventures Bicyclétales, il blog cui affida il suo diario di viaggio, ha per sottotitolo «Voyager vers l'inconnu, rencontrer les Hommes, respecter la Terre !!». Giunto a Lahore, il byke-trotter così scrive martedì 2 dicembre 2008: «Lahore è una città architettonicamente ricca, con numerosi edifici che risalgono all'epoca Britannica, tra cui con mia grande sorpresa molte chiese e cattedrali ancora in gran buon stato e in servizio attivo.Ecco un bell'esempio di tolleranza in un Paese dove il 96 per cento della popolazione è musulmana… ed è anche una risposta a tutti quelli che si innervosiscono a veder costruire moschee in Francia!».

Il resoconto continua poi descrivendo le principali attrattive, che non sono poche, della capitale del Punjab pakistano, città di 6 milioni di abitanti, la più popolosa del paese dopo Karachi. Tra le mete degne di nota non figura Iqbal Park. Per chi arriva dall'Europa con in testa le meraviglie dell'Oriente pakistano è un luogo trascurabiile. Un ciclista può al massimo sostarvi per tirare il fiato e riempire la borraccia. Non ci aspettavamo pertanto che il viaggiatore francese ce ne parlasse. Né ci saremmo aspettati che notasse e ci desse conto dei movimenti del terrorismo islamico già attivo nel Paese e che dal 2009 in avanti avrebbe insanguinato il Paese a più riprese.

 

 

 

 

Da certo turismo che pretende di capire tutto solo perché vede, ci aspetteremmo però maggior prudenza e più cautela nel giudizio. A volte le cose, si vedono meglio da lontano che da troppo vicino. Come dicono i francesi, il faut prendre du recul pour voir mieux.

La violenza che cova sotto la cenere non è certo la prima cosa che balza agli occhi di un turista per quanto colto, intelligente, non intruppato e di passo lento egli possa essere.

Per questo ci sono parse un po' fuori luogo l'apologia della presunta tolleranza pakistana e la confusione tra la passata convivenza e l'attuale incompatibilità. E gli ammaestramenti che noi occidentali dovremmo trarne peccano quantomeno di ingenuità. Il che non comporta l'innocenza dell'Occidente. Tutt'altro. Poi accadono fatti che riportano a zero l'immaginaria tolleranza.

Oggi, giorno di Pasqua cristiana 2016, l'Iqbal Park di Lahore è stato teatro di una nuova carneficina di matrice islamica. Circa 70 i morti, trecento i feriti. Le vittime sono perlopiù bambini, per la maggior parte cristiani. L'attentato è stato rivendicato dal gruppo talebano Jamatul Ahrar.

Da questa notizia non trarremo precipitose conclusioni circa la pericolosità di certi Paesi e della loro religione. Crediamo che un miliardo di musulmani riuscirà alla fine a isolare e a ridurre all'impotenza quelle frange di facinorosi che si muovono al suo interno corrompendo un messaggio di pace e tolleranza in feroce jihad. Lo crediamo. Ci fidiamo. E staremo a vedere.

 

 

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