Pechino, questa non è nebbia

Pechino 12

 

 

Secondo le classifiche copia e incolla dei giornali sarebbero le città indiane e pachistane a contendersi il primato per l'inquinamento del pianeta. Poi vedi queste foto e ti chiedi come mai la Cina non sia tra i candidati ufficiali all'oscar degli avvelenatori per il film Airpocalypse da parecchi anni proiettato nei suoi cieli. Checché ne pensi e ne dica il presidente Xi Jinping che lunedì, alla conferenza sul clima Cop21 in corso a Parigi, ha chiesto ai Paesi ricchi di «essere all'altezza dei loro impegni», soprattutto finanziari, per aiutare le nazioni in via di sviluppo a lottare contro il riscaldamento climatico. Giusta richiesta, bella faccia tosta. Da domenica Pechino era in allerta arancione per l'inquinamento record raggiunto nel nord del Paese, nonostante migliaia di fabbriche fossero state chiuse per porre rimedio al disastro ambientale più grave dall'inizio dell'anno.

Mentre il presidente reclamava e auspicava, a Pechino si soffocava. Verso mezzogiorno di martedì, in una luce crepuscolare, la spessa coltre di smog giallastro aveva ridotto la visibilità a pochi metri. Le gente usciva di casa proteggendosi con maschere antinquinamento. Il rilevatore dell'ambasciata americana, utilizzato abitualmente come metro di misura della salubrità dell'aria, alle 13 segnalava una densità di 620 polveri fini per metro cubo d'aria, più di 24 volte il tetto massimo di 25 fissato dall'Organizzazione mondiale della sanità.

La sera del giorno prima, a sud di Pechino, aveva raggiunto quota 945, polverizzando comunque il limite nazionale fissato in 75 microgrammi per metro cubo. Queste particelle di 2,5 micron di diametro penetrano nei polmoni e sono all'origine di centinaia di migliaia di morti premature ogni anno in Cina.

A dispetto di questi record, l'allerta è stata mantenuta arancione, il grado che precede il livello massimo, rosso, riservato alle situazioni più gravi. I pechinesi si sono ricordati del gennaio 2013, quando i picchi di inquinamento avevano raggiunto il massimo inducendo le autorità ad adottare misure straordinarie per ridurre il fenomeno entro il 2017.

Per questo sono state chiuse 2.100 fabbriche altamente inquinanti, sospesi i cantieri di costruzione e la popolazione è stata invitata a non uscire di casa. Non si è fermato però il traffico automobilistico, come al solito intenso. Unica eccezione, il divieto di circolazione agli autoarticolati. Una trentina di voli sono stati annullati, così come i collegamenti interurbani degli autobus.

Il grave fenomeno di inquinamento è dovuto al potenziamento delle centrali a carbone, cui vanno ad aggiungersi i fenomeni naturali di temperature oscillanti attorno allo zero, un forte tasso di umidità e l'assenza di vento.

Gli abitanti di Pechino sono scettici su un rapido miglioramento dell'ambiente. Ne è prova una foto che circola in questi giorni sui social media. Tratta dalla prima pagina di un quotidiano, ritrae la capitale cinese soffocati dai fumi tossici. La didascalia che l'accompagna è piena di promesse: «Non lasceremo passare un simile inquinamento, nel prossimo secolo…». Correva l'anno di belle speranze 1999.

 

 

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