Polo Nord, si è rotto il freezer

I resti di un orso polare morto di fame sull’isola  Beechey (Canada)

 

 

Le calotte polari si sciolgono. La velocità con cui si sghiacciano è superiore a quella con cui si formano. Un inarrestabile degrado climatico e ambientale che il fotografo franco-britannico Sebastian Copeland ha documentato percorrendo ottomila chilometri, sugli sci e in slitta, nell’Artico e in Antartide. Dalla sua spedizione al Polo Nord ha tratto un volume fotografico, Arctica, che testimonia la sua passione per gli smisurati deserti bianchi. Il libro è anche un grido d’allarme: «Si è sciolto più ghiaccio negli ultimi trent’anni che nei milione d’anni precedente».

 

 

La mestosa bellezza di un iceberg

 

 

In questo ambiente ostile, uomini e animali avevano imparato a convivere in maniera equilibrata. Con prudenza e pazienza. Oggi, il loro mondo è stato travolto. Le foche e gli orsi non sono i soli a soffrire per la scomparsa della banchisa. Quattro milioni di esseri umani popolano la regione artica. Fra di loro, una miriade di etnie autoctone la cui vita è intimamente legata a questo habitat. Lo stato di salute dei ghiacci e delle nevi condiziona l’equilibrio di questi esseri viventi. Riflettendo i raggi del sole, le distese innevate, la banchisa e gli iceberg giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del clima. «Non sono un ecologista romantico che vuole salvare gli orsi polari. Mi rendo conto che l’Artico è un tassello della geopolitica su cui si giocano. Con le mie foto cerco di dare un contributo alla comprensione di questi problemi», spiega Copeland. Non è poco.

 
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