Polonia, caccia al tesoro dei nazi

Una galleria fatta costruire dai nazisti a Gluszyca-Osowka, in Polonia

Numerose gallerie come questa, fotografata nel marzo 2012 a Gluszyca-Osowka, in Polonia, furono fatte scavare dai nazisti per nascondervi i loro bottini di guerra.

La febbre dell'oro sta contagiando la Polonia. Da quando si è diffusa la notizia che i nazisti in fuga avrebbero nascosto un treno pieno d'oro in una galleria segreta, centinaia di cercatori si sono scatenati nella caccia al tesoro armati di mappe e metal detector. Non li tiene a freno neppure l'avvertimento delle autorità che la zona potrebbe essere disseminata di mine.

Da tempo circola la leggenda di un convoglio che, negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, avrebbe lasciato Wroclaw (Breslavia) per sparire misteriosamente nei pressi di Walbrzych (Waldenburg).

Le autorità di questa città, al termine di una conferenza stampa avara di informazioni hanno confermato che il sito del ritrovamento è nel territorio del loro comune. Autori della scoperta, un tedesco e un polacco che, dopo aver comunicato la notizia a chi di dovere, hanno chiesto di restare anonimi. I due hanno dichiarato di aver ritrovato un treno blindato lungo da 120 a 150 metri, armato di cannoni semoventi, carico di «metalli preziosi, oggetti di valore e materiali industriali».

 

Il castello di Ksiaz

 

I racconti su due treni speciali nazisti, scomparsi nella primavera del 1945 eccitano da anni l’immaginazione di numerosi cacciatori di tesori. Alimentata dall’esistenza di imponenti gallerie fatte costruire dai tedeschi, a cominciare da quelle attorno alla castello di Ksiaz (Fürstenstein), vicino a Walbrzych. Lavori compiuti per installarvi uno dei quartier generali di Hitler, dotato di tunnel, un pozzo per ascensori profondo 50 metri e rifugi sotterranei, una parte dei quali è solo oggi accessibile al pubblico, mentre nei più profondi si trovano i sismografi del Centro di ricerche spaziali dell’Accademia polacca delle scienze.

Alcune testimonianze hanno fatto credere all’esistenza di una bretella ferroviaria ipogea di circa due chilometri, la cui entrata sarebbe stata occultata e minata nell’ora della capitolazione della Germania. Costruzioni tecnicamente possibili, ma della cui esistenza non si è mai avuta conferma.

Krzysztof Urbanski, presidente della società che gestisce il castello di Ksiaz, stupito dall’improvviso interesse per il maniero e per il prevedibile afflusso di giornalisti e turisti, resta prudente: «Vorrei che fosse vero, ma, per quel che io ne so, non posso né confermare né smentire». Tesoro o no, il suo maestoso castello, conosciuto come «la perla della Bassa Slesia», è una una ragione sufficiente per giustificare il viaggio. Anche senza metal detector.

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