Roma fa schifo? Rebibbia la riscatta

Zerocalcare e il suo mammut

 

 

A Rebibbia, l'arte di strada cerca di salvare l'onore della Capitale e la sua grande bellezza caduta nella sporcizia. Lo fa alla luce del sole, senza nascondersi in notti omertose e nei cappucci delle felpe. Lo fa affidandosi ai suoi migliori artisti. Non writer, non graffitari, ma veri autori di street art. Come Zerocalcare e Blu.

 

 

Edifici di Rebibbia dipinti da Blu

 

Blu, noto autore di colossali murales, ha da poco terminato di riabilitare certi mostruosi edifici facendoli stritolare dalle spire di una vegetazione che si vendica delle colate di cemento.

 

La natura addomesticata e quella selvaggia reinventata da Blu

 

 

Confesso l'ignoranza. Non sapevo che Rebibbia fosse un quartiere romano, prima ancora che il noto carcere. L'ho scoperto grazie a Zerocalcare, uno dei nostri migliori graphic novelist che di Rebibbia è originario e suo epico cantore, poiché è lì che ambienta tutte le sue storie.

 

 

Zerocaclcare al lavoro vicino alla fermata Rebibbia della metro romana

 

 

Zerocalcare ha dipinto un mammut a grandezza naturale all'imbocco dell'infernale metro romana. È stato il ritrovamento di alcune zanne nell'area di Castel de' Pazzi, negli anni Ottanta del secolo scorso, a dargli l'idea di elevare l'antidiluviano pachiderma ad animale araldico di Rebibbia.

 

 

Il disegno originale del Mammut di Zerocalcare

 

 

Mentre dal penitenziario è un continuo andirivieni, lasciare il quartiere è molto più problematico. Schiacciati tra l'ingresso della metro e il portone del carcere (e non sai che cosa sia peggio), i reclusi di Rebibbia scontano la condanna «fine pena: mai». Ma sono «ergastolani» di grande dignità, con soprassalti di fantasia e coraggio da vendere. Perciò hanno costituito un comitato per finanziare il restyling delle mura delle loro private prigioni.

 
Nel murale di Blu, la natura divora il cemento

 

 

Sanno che il colore è terapeutico. Non guarirà Rebibbia dalle sue escrescenze cementizie, ma li aiuterà a sopportarle. Non cancellerà gli orrori più nefandi della speculazione edilizia ma ne attenuerà l'aria torva, la tinta unita, perlopiù grigio-depressione, con la minaccia «nessuno-uscirà-allegro-da qui» incorporata nel Dna di progetti e piani regolatori. Il colore attenua il ringhio delle belve edilizie con la grazia e lo sberleffo.

 

 

Particolare del murale di Blu

 

 

Persino il turco Erdogan ha capito che il maquillage è eversivo. Fa alla monotonia repressiva del potere, tant'è che ha fatto demolire una scalinata dipinta dai giovani contestatori del suo asfissiante e monocromatico regime.

 
Blu al lavoro
Le foto dei murales di Blu sono di Valentino Bonacquisti.

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi