Russia, Ostiachi gli ultimi nomadi della Siberia

Екатерина Константиновна Казамкина (Покачева), хант, 1955 г.р., род Лося

 

Foto di Fyodor Telkov

 

Chanty-Mansi è un circondario autonomo della Siberia storicamente conosciuto con il nome di Jugra. Grande quanto la Francia, è abitata solo da un milione e mezzo di persone: gli Ostiachi, conosciuti anche con i nomi di Chanty, Chande o Kantek, e i Mansi. In questa regione collinare sgorga più della metà del petrolio russo, tant'è che il quotidiano in lingua inglese Siberian Times l'ha definita «l'equivalente siberiano del Texas». Il boom economico è evidente soprattutto nella capitale, dove i palazzi pretenziosi fanno rima con gli alberghi costosi, mentre i paperoni dell'oro nero affollano le piste da sci dei dintorni. La fortuna economica ha finito per ridimensionare l'identità delle etnie locali già messa a dura prova dal regime sovietico.

 

La pelle dell'orso

 

L'improvvisa ricchezza ha sconvolto l'ambiente. Con la scoperta del petrolio e la costruzione degli impianti per la sua estrazione, gli orsi hanno cominciato ad avere vita difficile. I loro territori si sono contratti e sono stati costretti a emigrare. Tra la sua mandria e l'orso, l'allevatore non ha avuto dubbi.

Negli anni dell'Urss, i popoli indigeni, educati secondo i programmi scolastici decisi a Mosca, furono costretti a parlare il russo. Tutta la loro vita dovette adattarsi agli standard sovietici. Le case di legno furono sostituite da edifici in muratura concentrati nei nuovi villaggi. Parlate solo dai vecchi, le lingue di Ostiachi e Mansi rischiarono di scomparire.

Resistono alcune sacche dove si conservano usanze e modi di vita tradizionali. Una è il villaggio ostiaco di Varyogan, dove vivono 660 persone suddivise in cinque clan. Visitato dal fotografo Fyodor Telkov.

 

Vitaliy Kazamkin

 

 

Vitaliy Kazamkin, 47 anni, e suo figlio Anton, 6 anni, sono Ostiachi del clan dell'Orso. I Kazamkin possiedono due case nel villaggio e i loro figli frequentano la scuola locale, ma trascorrono gran parte del loro tempo nelle case nomadi della taiga. Vitaliy Kazamkin ha creato infatti una piccola impresa turistica per i viaggiatori che desiderano soggiornare in queste tipiche abitazioni.

 

 

La casa per l'inverno

 

 

Ogni famiglia ostiaca che vive nella taiga ha tre case: una per l'inverno, una per la primavera, e una per l'estate. Il passaggio dall'una all'altra dipende dalla stagione e dai pascoli per le renne. Ogni insediamento ha una casa, un recinto per la mandria, cantina e slitte per il trasporto.

 

 

Nella taiga con il fucile

 

 

Gli Ostiachi cacciano per nutrirsi. Portano sempre il fucile con se, ma uccidere gli animali per divertirsi non fa parte dei loro costumi e il bracconaggio è illegale.

 

 

Non è un trofeo di caccia

 

 

Gli Ostiachi sono rispettosi dell'equilibrio ambientale. Praticano una caccia controllata affinché la popolazione degli uccelli non scenda al di sotto di un certo livello e potersi così assicurare cibo per il futuro.

 

 

La tipica casa ostiaca

 

 

La tipica casa ostiaca è una struttura di legno bassa con due piccole porte e due finestre. Un tempo, il tetto era ricoperto di muschio o con pelli di renna durante l'inverno e corteccia d'albero in estate.

 

 

Raisa Pakacheva

 

Raisa Pakacheva. 46 anni, del clan dell'Orso. È seduta sulla piattaforma di un «labaz», la casa tradizionale degli Ostiachi, costruita su palafitte per evitare l'intrusione di animali. All'interno, arredi, strumenti di lavoro, vestiti, carne e vari oggetti rituali. Il labaz e l'area circostante sono considerati sacri e non si può entrare o prendere qualcosa da essi dopo il tramonto. Le donne ostiache lavorano parecchio. Oltre ad accudire i figli, si procurano la legna da ardere, cucinano, cuciono i vestiti e disbrigano molte altre faccende, sia in casa sia fuori.

 

Famiglia mista

 

Il piccolo Anton, 6 anni, con i genitori Vitaly Kazamkin, 41 anni, Ostiaco, e la mamma Nelya Pyak, 41 anni, di etnia Nenet. Gli Ostiachi credono che gli antenati rinascano nei discendenti, perciò i bambini sono molto amati e rispettati.

Fonte di testo e foto: Meduza

 

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