Sardegna, l’isola di Budelli non è più italiana

Spargi, la spiaggia rosa di Budelli. Foto di Fabio Presutti

 

 

L’isola di Budelli, perla dell’arcipelago della Maddalena, passa nelle mani di un privato. O meglio, ci torna. Il Tribunale di Tempio Pausania ha infatti dato ragione al banchiere neozelandese Michael Harte, il nuovo proprietario, che aveva fatto ricorso dopo la scelta del Tar di bloccare la vendita e assegnare Budelli all’Ente Parco della Maddalena. Il magnate, dal 2014 Ceo di Barclays Bank, avrà ora 60 giorni di tempo per versare due milioni e 945mila euro.

Una vicenda che va avanti dal 2013, quando Harte - che possiede altre tre isole in Nuova Zelanda – si aggiudicò l’asta con cui si era conclusa la procedura fallimentare della società svizzera fino a quel momento detentrice di quello spicchio di terra famosa per i suoi fondali rosa. Ma le reazioni, pubbliche e istituzionali, non si fecero attendere. Come quella dell’ex ministro dell’Ambiente Pecoraro, che lanciò sul sito Change.org una petizione chiamata «salviamobudelli» riuscendo a raccogliere più di 100 mila firme. La crescente mobilitazione sortì gli effetti sperati e, qualche mese dopo, a fine 2013, in Senato fu approvato un emendamento ad hoc con il quale si dichiarava la disponibilità politica di finanziare l’acquisto di Budelli. Un percorso che sembrava concluso e definito già nell’ottobre del 2014, quando il Tribunale stabilì che lo Stato poteva esercitare il diritto di prelazione, sfilando quei 160 ettari di natura incontaminata al miliardario neozelandese.

A questo punto la vittoria del bene pubblico sull’interesse privato sembrava scontata. Ma a sorpresa nell’aprile scorso la sesta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1854, restituì ad Harte la proprietà di Budelli, annullando la prelazione dell’ente pubblico. Il motivo? La legge che disciplina i parchi nazionali, pone come condizione per il legittimo esercizio della prelazione «la predisposizione di un piano di tutela del parco». Questo piano però giace impantanato da anni alla Regione Sardegna, e l’atteso via libera non arriverà mai. A meno che, come sottolinea Mauro Pili di Unidos, «il governo non proponga un immediato decreto legge e requisisca quel bene per pubblico interesse».

Aggiunge l’ex deputato del Pdl: «In caso contrario, l’esecutivo diventerebbe complice di questo nuovo misfatto ai danni della Sardegna e dei sardi. E tutto questo avviene proprio dopo che il Consiglio direttivo del Parco ha deciso a maggioranza di abbassare il livello di tutela dell’isola. Le istituzioni devono immediatamente intervenire per evitare qualche possibile speculazione».

Ipotesi, questa, che Mr. Harte ha rispedito al mittente: l’obiettivo, affermano i legali che lo rappresentano, è quello di valorizzare e far conoscere al mondo intero le bellezze dell’isola rosa, nel rispetto dei vincoli esistenti. (Niccolò Gaetani, La Stampa, 23 ottobre 2015)

 

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