Slovacchia, le nozze d’oro di Evka e Lukaš

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A parte i casti bacini sulle boccucce a cuoricino, tutto è esagerato in questa storia. Dalla stazza dei due piccioncini a quella di parenti e invitati. Persino le damigelle promettono bene. Ma soprattutto è esagerata la compulsiva distribuzione di banconote da 200 e 500 euro a violinisti, chitarristi, suonatori di pianola e orchestrali vari. Per non dire di quelle appese all'abito fuori ordinanza della florida impalmata. Un'esibizione di ricchezza e kitsch di cui neanche Briatore sarebbe capace.

Le scintillanti nozze di Evka e Lukaš, quella profusione d'oro su vestiti, anelli, gioielli, scarpe, mobilia, è al di là di ogni ragionevole giudizio morale o moralista. L'unico autorizzato a giudicare tanto scialo dovrebbe essere un estetista più che un esperto di estetica o un esteta. Questo non è un mondo per dandy e zerbinotti. Evka e Lukaš sono zigani slovacchi. Tutti gli zigani sono così, da sempre, non puoi farci niente. Non li ha cambiati il comunismo, né lì, né in Romania, né nella ex Jugoslavia, figurati se daranno mai udienza a un appello al buon gusto. Anzi, le privazioni e le restrizioni patite sotto quei regimi gli hanno fatto venire ancor più fame. E ora se la tolgono. Si saziano con lussi dissoluti da corte di Sardanapalo.

 

 

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La telecamera che ha ripreso il matrimonio e i festeggiamenti ha fatto molto per la conoscenza antropologica di un certo mondo, ma non abbastanza. Il video non gli rende sufficiente giustizia. Avrebbe meritato di più. Inquadrature ancora più spericolate, una fotografia più colorata, primi piani alla Sergio Leone o alla Tarantino. È stata sprecata la sostanza cinematografica dell'evento. Avrebbe potuto essere un grande film, è solo un banale documentario. Da fotografo di matrimoni di paese. Taglia dei nubendi e parenti a parte. Però il finale, con Evka e Lukaš che contano il malloppo racimolato con le offerte alla sposa, è vero cinema. Al punto che ti viene da pensare che sia stato fatto per sbaglio o per dispetto. O che l'operatore si sia dimenticato di spegnere la macchina da presa.

 

 

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