Times Square come Cartoonia

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Testo di Silvia Spagnoli - foto di Silvia Tenenti

Maria Gonzales si sveglia ogni mattina alle sei nell’appartamento in affitto a Jersey City che condivide con altri tre immigrati messicani. Da quasi tre anni divide la sua giornata tra la mattina passata a fare le pulizie in un appartamento nell’Upper East Side e il pomeriggio e la sera a Times Square dove interpreta Elmo, un personaggio del programma Sesami Street.

Ha cominciato quasi per caso, quando un’amica le ha prestato il suo costume di Micky Mouse e le ha chiesto di sostituirla per un giorno nella frenesia di Times Square. Qui ti fai fotografare coi turisti e chiedi una mancia. In poco più di otto ore ha guadagnato più di quanto avrebbe guadagnato con i suoi lavori saltuari. Non ci ha pensato troppo: ha investito centocinquanta dollari in un costume di Elmo di seconda mano, di provenienza peruviana (pare che i migliori costumi arrivino dal Perù) e si è aggiunta a un gruppo di ragazzi che si ritrova in questo crocevia, dove ogni giorno sfilano almeno 300 mila persone (secondo le stime di Times Square Alliance, l’associazione ufficiale che si occupa di tutto il business di Times Square), attratte principalmente dagli enormi cartelloni mobili pubblicitari, che avvolgono come un nastro tutta la piazza. Milioni di megapixel ripropongono il familiare alla collettività: immagini proposte dall'America delle corporations.

Cartelloni di dimensioni sempre più grandi, che utilizzano tecnologie all'avanguardia e con risoluzione straordinaria sembrano farsi guerra tra loro. Una delle forme pubblicitarie più vecchie ha acquistato un nuovo volto con l'utilizzo di display digitali che possono essere aggiornati continuamente e permettono agli spettatori di interagire. Se un tempo le compagnie pubblicitarie investivano principalmente negli interni, ora uno spazio come Times Square rappresenta il luogo per eccellenza, dove il passante viene subissato, nolente o volente, da una miriade di informazioni che a sua volta riproporrà con i social media.

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Hugo Gomez, dominicano, da otto anni è una Statua della Libertà. Vive con altri uomini dominicani in un paese del New Jersey dove, secondo quello che dice lui, tanti condividono la sua stessa professione. Parla di famiglia nella repubblica dominicana, di due case costruite con i soldi delle mance guadagnate a Times Square. Figli cresciuti da lontano. Essere un’artista di strada è all'inizio molto stimolante. Significa non avere nessun datore di lavoro e sentirsi completamente liberi di incontrare gente diversa. Circa quindici anni fa, sono apparsi i primi personaggi tipo Elmo, seguiti a breve distanza da Woody di Toy Story, Minnie Mouse, Mikey Mouse, Winney the Pooh, numerose Statue della Libertà e tutti i personaggi della sterminata famiglia Disney. La maggior parte degli artisti di strada proviene dal Centro e Sud America.

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Alcuni sono qui legalmente, mentre altri, clandestini, cercano di mantenersi invisibili proprio indossando un costume. Non vogliono attirare l'attenzione se non quella sufficiente a chiedere una piccola mancia. Si mantengono al confine della legalità cercando di evitare qualsiasi contatto con la legge. Tutti con storie simili e un comune desiderio, quello di «sfondare». Ai personaggi disneyani si mischiano veri rappresentanti dei teatri di Broadway, eccentrici seminudi dipinti da bandiera americana, cowboy in mutande che suonano la chitarra e una miriade di esibizionisti.

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La competizione è feroce. Se alla fine degli anni Novanta potevi incassare fino a duecento dollari, ora ne tiri su a malapena cinquanta. La convivenza sarebbe pacifica e tutto filerebbe liscio se non fosse per la folla dei supereroi. Uomini ragno, Supermen, Incredibili Hulk, Batman accusati dai disneyiani di essere fonte di tensioni. Sono cittadini americani e perciò più temerari, sia con i turisti che con le forze dell’ordine. L’estate scorsa, un Uomo ragno, tale Junior Bishop residente a Brooklyn, è finito in manette per l'aggressiva insistenza con cui pretendeva una mancia. Contesi dai diversi artisti, i turisti sono sempre più restii a dare. I tutori dell'ordine, presenti in gran numero, dall'agente del traffico al poliziotto a cavallo, sono a loro volta annoiati e stressati dai turisti. Soprattutto i poliziotti a cavallo presi di mira da chi vuol farsi fotografare insieme a loro.

E in questa straordinaria piazza, dove il consumismo di marca ha rimpiazzato qualunque altro immaginario, i turisti americani, smarriti in una città così diversa dalle loro, si ritrovano a casa. Investiti da immagini a loro familiari, si fanno fotografare con il cartoon o il supereroe di turno e frugano nella borsetta alla ricerca di 50 centesimi.

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