Tokyo, vivere in una scatola

Tokyo, vivere in una scatola 5

 

 

Tokyo è una città cara. Per tutti. Per chi vi abita e per chi è di passaggio. In questa metropoli sovraffollata, dove bisogna stringersi per starci tutti, il bene più prezioso è lo spazio. Sia inteso come superficie calpestatile sia come aria che lo circonda. Perciò, da centellinare, da dividere parsimoniosamente in tante piccole parcelle, per farlo bastare al maggior numero di richiedenti. Più lo sfrutti, più guadagni. Più è piccolo, meno lo paghi. E sono questi scampoli, questi angoli morti che può permettersi chi ha pochi soldi in tasca o lo zaino sulle spalle: turisti low cost, impiegati in attesa di un aumento di paga e di una sistemazione migliore.

Nel quartiere di Arakawa-ku, nel nordest di Tokyo, un albergatore ha ottimizzato lo spazio del suo già piccolo hotel suddividendo il corridoio in tanti cubicoli in cui l’ospite vive insieme ai suoi effetti personali come in una tana. Mini mini alloggi in cui non si entra ma ci si infila. Scatoloni, celle dalle pareti di compensato, senza porte né finestre, ma solo una tenda all’ingresso, dove non puoi alzarti in piedi senza sbattere la testa.

Won Kim, un fotografo di origine giapponese che vive a Brooklyn (New York), artista ossessionato dal rapporto tra l’uomo e il suo habitat, dalla spartizione razionale e simmetrica dello spazio, come si può capire dalle due foto comprese nella galleria (Appartamenti e Finestre), nel 2013 decide di vivere per un certo periodo tra i clienti di questo alberghetto. Accede alla loro intimità vuol capire se l’ordine esteriore delle architetture ha un suo prosieguo negli interni, per quanto angusti essi possano essere. Quel che scopre lo affida alle immagini della serie «Enclosed: living small». Titolo «riduttivo», forse dettato da intenzioni poetiche, per indicare chi è costretto a vivere chinato, lavorare acciambellato e dormire rannicchiato. Un sistemazione provvisoria che per alcuni rischia di diventare definitiva, se la loro vita non prende il verso giusto. E poi, anche fuori dalla scatola, c’è la ressa che li aspetta. E bisogna avere buoni gomiti per farsi largo. Per conquistarsi uno spazio vitale.

 

 

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