Zimbabwe, l’ultimo ruggito di Cecil e le colpe dell’Unione europea

 

 

Da tredici anni era il vanto dello Zimbabwe, la sua icona, la ragione per cui migliaia di turisti andavano ogni anno a trafiggerlo di clic, zoom e oooh. Fino a quando, attorno al primo di luglio, non è finito trafitto dalla freccia di una balestra, abbattuto da una fucilata e decapitato da un machete. Era Cecil, il leone celebre per la sua rara criniera nera, una risorsa turistica per il suo Paese e, non ultimo, padre di sei cuccioli che ora corrono il rischio di essere ammazzati da Jericho, il nuovo maschio dominante del parco, che prenderà il posto di Cecil accanto alla loro madre. È la legge della savana, meno spietata tuttavia di quella di certi dentisti americani.

«Ero del tutto all’oscuro del fatto che il leone fosse così celebre e fosse il preferito del parco», si è giustificato Walter James Palmer, un facoltoso odontoiatra del Minnesota di 55 anni, che ha sborsato l’equivalente di 50 mila euro per la battuta di caccia «non autorizzata» che si è conclusa con la trasformazione di Cecil in un trofeo. Attirato con un’esca al di fuori dei confini del parco di Hwange entro i quali viveva protetto, il leone è stato prima ferito con una freccia, poi avvelenato e, dopo 40 ore di agonia, finito con una fucilata. Una brillante impresa conclusa con la decapitazione e lo scuoiamento, ma testa e pelle sono state confiscate dalle autorità.

Dal 1999 gli spostamenti di Cecil erano monitorati dai ricercatori dell’Università di Oxford attraverso un gps. «Non sapevo nemmeno che avesse sul corpo il segnalatore e fosse oggetto di studi prima della fine della caccia», ha aggiunto Palmer, che vive a Eden Prairie, nelle vicinanze di Minneapolis ed era già stato condannato in passato per avere sparato a un orso bruno in Wisconsin.

Il cruento turista ha addossato tutte le responsabilità dell'accaduto alle due guide locali cui si era affidato e che non lo avrebbero informato né dell’intoccabilità di Cecil né delle leggi del Paese. Palmer e i suoi complici rischiano fino a 15 anni di carcere. Con la differenza che i due sono in carcere, mentre lui non si sa dove sia. Probabile riesca a farla franca, come un altro suo connazionale, che qualche mese fa ha impunemente ucciso un rinoceronte nero in Namibia.

La pagina web dello studio dentistico di Palmer è stata inondata da proteste di persone indignate e su Twitter l’hashtag #CecilTheLion è in testa agli argomenti di tendenza.

Impietose con chi osa torcere l’ala di una mosca durante la lavorazione di un film a Hollywood, le autorità americane sono clementi con chi stermina rari esemplari di fauna in Paesi stranieri. Soprattutto in Africa, dove i cittadini dell’aquila calva sono autorizzati a sentirsi cacciatori veri come Ernest Hemingway o finti come John Wayne nel film Hatari!. Meglio ammazzare un leone che lasciar morire i miti, no?

Neppure l'Europa, arcigna ispettrice della curvatura delle banane e delle dimensioni dei cetrioli, è innocente. Non fa la propria parte nella tutela delle specie a rischio. Ogni giorno arrivano in Europa pezzi di leone: teste, zampe, pelli. Germania, Francia e Spagna sono i Paesi più attivi in questo traffico. Secondo i dati forniti da LionAid, tra il 2008 e il 2012 sono stati uccisi e importati in Europa 1.166 leoni, 434 dei quali in Spagna.

L’Unione europea permette«la caccia ai leoni «solo nei Paesi dov’è legale e dove le specie non sono minacciate», scrive The Independent. Il problema, aggiunge il quotidiano britannico, è che gli scienziati «non dispongono di dati sul numero dei leoni vivi». Secondo Will Travers, presidente dell’associazione Born Free, intervistato dal giornale, «Il numero dei leoni in Africa si è dimezzato nel corso degli ultimi trent’anni».

Lo scorso febbraio, l’Unione europea ha proibito «l’importazione di leoni provenienti da Benin, Camerun e Burkina Faso», ricorda The Guardian. Il gruppo di esperti della Commissione europea si riunirà in settembre a Bruxelles e, secondo il quotidiano inglese, dovrebbe «aggiungere Zimbabwe, Tanzania e Sudafrica alla lista dei paesi da cui è vietato importare leoni». Staremo a vedere.

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