Nevada: Burning Man 2015, da sogno hippy a rave yuppie

Tricolore
 

di Orazio Folonari

 

 

Anche quest’anno, tra la fine di agosto e il 7 settembre, si sono ritrovati nel Black Rock Desert del Nevada per dare sfogo alle fantasie che si erano tenute dentro per un anno. Erano in 70 mila, ne hanno fatte di ogni. Si sono mascherati e travestiti, hanno creato opere d’arte e le hanno date alle fiamme. Si sono sposati, come ci si sposa a Reno o a Las Vegas, sempre Nevada, ma con eccentricità e costumi di scena impensabili in quelle due discariche istituzionali dei colpi di fulmine usa e getta e dei connubi un po' bevuti e azzardati. Lontani da tutto, hanno ballato e pedalato, si sono denudati e accoppiati, hanno giurato di risentirsi pur sapendo che non si sarebbero mai più rivisti. Perché in quel deserto i sogni muoiono all'alba del settimo giorno.

Velati dalle tormente di sabbia, i convenuti somigliano a fantasmi, ultimi stagionali epigoni degli scomparsi hippies, revenants di una stagione morta, sepolta e dissepolta. Non lo sanno di dare questa impressione e anche se lo sapessero, se ne fregherebbero. Sono qui per la medicina che da sempre tiene insieme le civiltà, la follia passeggera. Semel in anno licet insanire. Una trasgressione codificata dalla ripetizione che punta alla tradizione, ma rinnovata ogni volta dall'immaginazione degli artisti, creatori di opere e installazioni di indubbio valore estetico come dimostrano le foto nella galleria qui di seguito. Un'antologia dell'edizione 2015 intitolata «Carnevale degli specchi» e che si è conclusa lunedì notte, 7 settembre, con le vampe che hanno avvolto e incenerito il colossale Burning Man, la divinità pagana degli adepti al suo fugace culto, lignea personificazione di errori, esperienze e capitomboli da dimenticare. O solo una mattana sotto il sole che per una settimana ha cotto, al fuoco lento e inesorabili dei 40 gradi, le coscienze dei partecipanti già a mezzo servizio per qualche grammo di hashish in più nella quotidiana dose. Sulla sabbia rimangono sola la cenere che il vento disperderà e le sgommate delle auto rimesse in moto dopo una settimana di riposo forzato, un'eternità nella vita di una macchina americana. Cala il sipario tra la festa e il rientro nei ranghi. Nel primo motel sulla via del ritorno, festaioli e hippies redivivi si cambieranno di costume con una sveltezza che neanche Superman. I pensieri, le speranze, le follie, le fantasia forse no. Quelle resteranno. Appisolate e sedate fino al nuovo appuntamento.

 

 

Danzatrice mattiniera

 

 

L'innesco fu una delusione d'amore
La storia del Burning Man va avanti da trent'anni. Tutto ha inizio nel 1986 quando tale Larry Harvey, uscito scornato da una storia d'amore, decide con i suoi amici di bruciare sulla spiaggia di San Francisco un manichino di legno a immagine dell'uomo che non vuol più essere. Sono in venti e il pupazzo è alto due metri e 45. Nel 2008, il Man raggiunge i 25 metri e le persone decise a cambiare vita dandogli fuoco sono 49.599.

Il Burning man, oltre a rappresentare il desiderio della rinascita, riprende il vecchio sogno hippy: il rifiuto del modello capitalista e della società individualista a favore di una grande comunità. Per gli hippiespapà, un'utopia con scadenza illimitata, per figli, nipoti e imitatori, un scintilla nel rogo della vita. Compatibile e sostenibile con capitalismo e individualismo.

Sarà anche contro-cultura, il Burning Man, ma costa sempre più caro. Nel 1995 bastavano 35 dollari per accedere alla città effimera del Black Rock Desert, oggi ce ne vogliono 390, senza contare il pass per l'auto. Fate un po' voi i conti di quanto è stato il rincaro e poi ditemi che cosa c'è di hippy e di capitalistico in tali cifre e nelle somme che se ne ricavano. E non scordatevi di moltiplicare la quota individuale per 70 mila spettatori-attori. Tutti paganti. Nessuno s'imbuca in pieno deserto.

 
Il colosso sacrificale
 

Qui hanno pascolato Zuckerberg e Bezos
Tutto ha una spiegazione. Il luogo è contaminato. Il capitalismo, quello più rampante e disinvolto, è passato di qui, lasciando il segno al posto del sogno. Da qualche anno si sono visti arrivare burners di nuovo stampo, ben diversi dagli avventurieri idealisti e capelloni che ci si immagina. Da Mark Zuckerberg (Facebook) a Jeff Bezos (Amazon), i magnati dell'economia digitale hanno fatto tappa nel desertico caravanserraglio. Sempre più numerosi i cervelloni e manager della Silicon Valley che gironzolano attorno al Man. Li riconosci da come viaggiano, dai confort che solo loro possono concedersi.

La quota di partecipazione non ti dà diritto a nulla. Ognuno deve provvedere per sé. Arrangiarsi. Sul posto, nessun commercio, fatta eccezione per un bar che serve caffè, tè e bibite energetiche e un venditore di ghiaccio. Perciò bisogna portarsi tutto: acqua, cibo, alcol, droghe. E portarsi via tutto. Poiché non una briciola d'immondizia deve restare su questo terreno pelato, coltivato a sabbia e chiamato Playa. E questa è una delle poche e rigorose norme da osservarsi in questo caleidoscopio di colori e suoni portati a ebollizione da sole, polvere, techno e allucinogeni dove la regola è l'assenza di regole. Nessun programma, nessun ordine del giorno. Sesso libero, previo accordo scritto e firmato con il partner, e libertà di andarsene in giro nudi. Insomma, il solito vietato vietare caro alla cultura anarchica e alternativa.

 
Extraterrestre?
 

Quelli del festival chiavi in mano
Al Burning Man, i festivalieri possono organizzarsi in campi attorno a diversi temi. Quest'anno, per esempio, chi aveva aderito al gruppo di studio «...And then there’s only love» ha studiato anatomia comparata e ravvicinata nella «Cupola dell'orgia». Altri si sono sciroppati centinaia di confessioni nel campo «1.001 notti». Mentre i burners della Slicon Valley e altre celebreties di Hollywood hanno organizzato campi molto esclusivi il cui ingresso costava diverse decina di migliaia di dollari a testa in cambio di parole preziose e servizi negati ai più. Il denaro non dovrebbe avere corso a Black Rock City, ma questi campi, chiamati «plug and play» (collega e usa) hanno assunto stipendiati da mettere a disposizione degli ospiti che avevano pagato fior di quattrini.

Durante l'edizione 2014, Jim Tananbaum, manager ed ex membro del consiglio della Burning Man Organization (società senza scopo di lucro che lavora alla preparazione del festival), aveva creato un campo di questo genere provocando il malcontento di molti partecipanti. Battezzato Caravancicle, questo campo, il cui biglietto d'entrata era di 16.500 dollari, metteva a disposizione dei suoi fortunati ospiti confort come toilette, docce private, aria condizionata, un bar aperto 24 ore su 24, ricchi buffet e connessione wifi. In seguito alle proteste dei burners, Jim Tananbaum aveva dovuto pubblicare una lettera di scuse e rinunciare al suo statuto di membro del consiglio della Burning Man Organization.

 
Cometa
 

Ritorno allo spirito delle origini
Sul blog Voices of Burning Man, l'organizzazione ha dichiarato di voler limitare il numero di campi «turnkey» (chiavi in mano) o «plug and play». La presidente Marian Goodell ha esposto la sua strategia basata su tre misure: vietare l'installazione di campi chiusi ad altri burners, rendere più difficile l'accesso di attrezzature ordinate all'esterno; ritornare allo spirito originale della manifestazione (descritto nei dieci principi stabiliti dal suo fondatore).

Dal 2002, e in corso un progetto di ricerca approvato dal comitato di etica dell'Università di Denver il cui scopo è censire i burners e raccogliere dati su nazionalità, età, sesso, livello sociale e simpatie politiche. Nella scorsa edizione, hanno risposto al questionario 11.707 festivalieri su 65.922. Un campione sufficiente, secondo i rilevatori, per arrivare alle prime conclusioni. Che sono queste: età media, 34 anni; reddito annuale, 54-55 mila dollari. Sufficienti anche per concludere che questi giovani con proventi da classe media non sono miliardari, ma neppure hippies. Forse yuppies. Meno che una settimana l'anno. Poi ci saranno le eccezioni. Da ricercare in quelli che non hanno risposto. La stragrande maggioranza. E lì potrebbero anche esserci sorprese. Per ora godiamoci le foto. Che sono straordinarie.

 
Le più belle foto del Burning Man 2015

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