Parigi, le mille vite del Bataclan

Parigi, il Bataclan in una foto del 6 aprile 2008

 

 

Era la giornata della gentilezza. Era venerdì 13 novembre 2015, il gruppo californiano Eagles of Death Metal suonava le canzoni del nuovo disco, Zipper Down («cerniera aperta»). Slogan promozionale: «Secondo uno studio indipendente, quattro medici su tre assicurano che Zipper Down vi procura un orgasmo alle orecchie (eargasme)». Jesse Hughes, il leader della band, baffuto sparatore di cazzate, è un maniaco collezionista di armi da fuoco.

Gli piace presentarsi come un membro della Rifle national association, nonché come un accanito consumatore di film porno e anfetamine. Fidanzato con una star del cinema porno in pensione, Tuesday Cross (Hot Latin Pussy Adventures e Lesbian Fantasies, i suoi capolavori), militante del partito repubblicano, di cui è stato un tempo la penna, Jesse Hughes considera Obama un «comunista» sosia di un «gangster», e sostiene Donald Trump. Uno dei titoli più celebri del gruppo è «Miss Alissa», che accompagna in film d'animazione pubblicitario della Nike in cui si vedono i calciatori Ronaldo, Ibrahimovic o Neymar mentre affrontano robot loro somiglianti. Per gli Eagles of Death Metal, il concerto del Bataclan è la cinquantaquattresima data di una tournée di sessanta. Come in un brutto film dell'orrore, gli assassini cominciano a svuotare i caricatori dei loro Kalashnikov sul pubblico mentre il gruppo attacca «Kiss of the Devil».

 

 

 

Parigi, 8 dicembre 2015. Jesse Hughes (a destra) con Julian Dorio, il batterista del gruppo

 

Una passerella tra passato e futuro

La sala da concerti dove nel giorno della gentilezza sono state massacrate 89 persone appartiene alla storia e alla leggenda della scena parigina. Fu nell'autunno del 1995, al Bataclan, che il figlio di Cabu, il cantante Manu Solo, rivelò la sua malattia. «Non sono più sieropositivo, ma ho l'aids». Aveva appena pubblicato il suo secondo cd, Les années sombres. Il suo braccio sinistro gli si era paralizzato due mesi prima del concerto. Soffriva di toxoplasmosi e aveva un edema al cervello.

Fu nell'autunno del 2011, al Bataclan, che il non-musicista François Hollande tenne il suo ultimo meeting prima del secondo turno delle primarie socialiste, davanti a mille persone, tra cui Manuel Valls. Cantarono «L'Avvenire siamo noi» del rapper franco-togolese Rost («non voglio restare sulla tastiera/ non ho sparato le mie ultime cartucce»), nominato in seguito membro del Consiglio economico, sociale e ambientale.

Fu nell'inverno del 1972, al Bataclan, che la fine dei Trenta Gloriosi coincise con la fine di un'era della musica rock. Lo testimonia un disco, Bataclan 72. Lou Reed, John Cale e Nico, tre ex dei Velvet Underground, eseguono «The Black Angel's Death Song», di fronte a «centinaia di idolatri riuniti in una festa di perversione» per dirla con le penose parole usate da Daesh per rivendicare la carneficina degli 89 spettatori, nessuno dei quali aveva mai disegnato la caricatura di Maometto.

 

 

Parigi, 8 dicembre 2015. Julian Dorio (a sinistra) e Jesse Hughes commossi durante il raccoglimento davanti al Bataclan

 

 

I fondamentalisti con la fissa degli ebrei

Al Bataclan, questa sala concerti di 1.500 posti che si affitta a 8.000 euro a serata, hanno cantato e suonato artisti delle più disparate scuole e matrici, dal rock alla musica etnica: Patti Smith, Robert Plant, Tiken Jah Fakoly, Cesaria Evora, Alain Souchon, Prince, Jimmy Cliff, Telephone, Jeff Buckley, Jean-Marie Bigard, NTM, Oasis, Jamel Debbouze e Stromae. Dopo i subbugli del 2005, il Bataclan aveva ospitato «un concerto di sostegno alle vittime della repressione». Durante i giorni di Cop21 avrebbe dovuto esserci Daniel Cohn-Bendit.

Gli islamisti hanno la nevrosi del Bataclan. Lo ritengono un covo di sionisti. Nel febbraio 2011, i terroristi di Jaish al-Islam («l'esercito dell'islam») dichiararono di avere in progetto un attentato contro il locale «perché i titolari sono ebrei».

Su un video Youtube del 2008, un gruppo di uomini con il volto nascosto da kefiah accusa il Bataclan di ospitare gala della Magav, la polizia di frontiera israeliana che controlla i checkpoint. È un avvertimento, fanno sapere i portavoce della formazione paramilitare: «La prossima volta non verremo per parlare». Gente di parola.

 

 

Bataclan, il nome deriva dal titolo di un'operetta doi Offenbach

 

 

In principio fu una pagoda cinese

Il Bataclan è una storia francese che ha spinto la perversione a stabilirsi al numero civico 50 di boulevard Voltaire. È sotto il califfo Napoleone III, in mezzo a terreni inutilizzati e orti, che apre le sue porte nel 1864. Un carro trainato da buoi annuncia ai parigini l'inaugurazione di un «grande caffè cinese». La parola «Bataclan» lascia supporre un armamentario ingombrante, ma la sala deve il suo nome a un'operetta di Offenbach, Ba-ta-clan, una cineseria musicale.

Per il Bataclan, l'architetto Charles Duval sperimenta il meticciato: si ispira a una pagoda cinese, inaugurando uno stile architettonico che farà tendenza dopo la campagna di Cina e le guerre dell'oppio. Fa le cose in grande. Il costo, prima di tutto: circa cinque milioni di franchi d'oro. Poi la scenografia: la facciata è ricoperta di piastrelle di ceramica dipinte a mano, mentre un'imponente cupola domina l'edificio. Sulla volta, chimere con i seni a forma di proiettile.

 

 

 

L'interno del Bataclan intorno al 1865

 

Buffalo Bill sbaglia mira

Costruito in dieci mesi su quel che ancora si chiamava boulevard du Prince-Eugène, illuminato da lampadari a gas, 2.500 posti su due livelli, il Bataclan è la mecca dei piaceri popolari. Come attrazione, la direzione ingaggia anche un gigante cinese. Acrobazie, balletti, interminabili partite di biliardo al primo piano, che sarà trasformato in sala d'ospedale durante l'assedio di Parigi del 1870. Ai contorsionisti subentrano le vedette del vaudeville, come Scribe o Bayard. Grazie alle loro commedie, il Bataclan diventa un focolaio radicale dello spirito boulevardier e della leggerezza francese. Ma la sua metamorfosi non si arresta.

Nel 1887, si converte all'operetta. Poi al western urbano, nel 1892, con un certo William Cody, alias Buffalo Bill. Il leggendario sterminatore di bisonti riesce pure a ferire la sua partner durante il numero con la carabina. La polizia vieta la continuazione dello show. Nel 1910, si esibiscono al Bataclan tutti gli idoli del music-hall, Maurice Chevalier in primis. Nel 1932, la sala trasformista diventa un cinema. Il 3 giugno, proietta Le Chemin du paradis di Wilhelm Thiele, prima commedia musicale del cinema tedesco. Nel 1937, questo film-operetta, pardon, questa festa della perversione, è proibito dai nazisti. È vero che il suo regista era ebreo.

 

 

Il Bataclan agli inizi del Novecento

 

 

Tempio ecumenico della musica

Nel 1950, l'edificio di Duval è parzialmente demolito, in conformità con le nuove regole imposte alle imprese di spettacolo. Addio cupola traforata, addio doppie balconate, addio cariatidi callipigie. Nel 1969, si blocca tutto. La concorrenza della televisione ha condannato il cinema di quartiere. Ma il Bataclan riesce sempre a rinascere. I Settanta saranno musicali o non saranno. Nel 1972, sale dunque sul palcoscenico Lou Reed con il rimmel sulle guance e Nico alla tastiera. Un’altra sera tocca a Captain Beefheart e alla sua Magic Band che vi celebra una messa cantata «molto free». Ce n’è per tutti i gusti, tutti i suoni, tutte le fedi.

Per i mistici del reggae, i grandi trio vocali giamaicani come Culture e The Gladiators. Per i devoti della fusion jazz-rock, la Mahavishnu Orchestra, che rivoluziona il genere nel 1973 con John McLaughlin, il chitarrista del «Bitches Brew» di Miles Davis. Per i crociati della new wave, gli Stranglers e i Talking Heads. E per i miscredenti il punk rock dei Clash che, il 27 settembre 1977, faranno proprio qui una delle loro prime apparizioni al di fuori del Regno Unito. Uno spettatore del concerto si ricorda anche dell’irruzione di alcune graziose terroriste: «Le Gazolines, transessuali vestiti/e come Brigitte Bardot con gonne striminzite, erano arrivati/e, avevano solcato la ressa e gettato fuori a quei bei tipi dei Clash».

 

 

Parigi, 30 novembre 2015. Il sindaco Anne Hidalgo, François Hollande e Barack Obama davanti al Bataclan, le 30 novembre 2015.

 

 

I capricci di Jane Birkin

No future per il Bataclan? Al contrario. Il 21 novembre 1982, la sala fomenta la nascita dell’hip-hop in Francia. Sulla scena, ci sono Afrika Bambaataa, il padre della Zulu Nation e il graffitaro Futura, che s’imporrà come una star della street art. Tra il pubblico, ragazzi destinati a diventare il fior fiore del rap francese. Oramai il Bataclan è un tempio dove si celebrano i più disparati riti musicali. Nel 1987, vi farà la sua prima apparizione Jane Birkin per «sbalordire Serge». Gainsbourg, commosso fino alle lacrime, è seduto a un tavolino nella buca dell’orchestra.

Prima di esibirsi, la debuttante ha preteso per contratto che la sala fosse ridipinta. Al Bataclan fa molto caldo. Nel 2009, tra «Punture di ragno» e «La Vipera del Gabon», Vincent Delerm fa distribuire ventagli al pubblico. Nessuno avrebbe mai immaginato che quel caldo fosse presagio delle fiamme dell’inferno. Esploso venerdì 13 novembre, la giornata della gentilezza. Per chi crede nella gentilezza e nella resurrezione del Bataclan. (Da un articolo di Bernard Géniès, Grégoire Leménager e Fabrice Pliski pubblicato da L’Obs n. 2863 il 19 novembre 2015)

 

 

 

Il Bataclan tra vintage e revival (fotogallerie)

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