Salsomaggiore Terme, quando i bambini avevano una Casa

4 casa del bambino e villa termale

 

 

C'erano le colonie. I colonialisti erano bambini. In quei distaccamenti dalle arie e dalle acque salubri, termine oggi afflitto da precaria salute, si ritempravano i figli dei lavoratori di un'Italia che ancora lavorava. Tre settimane, forse quattro, al mare o ai monti, lontani da casa, qualche pianto all'inizio, e poi le scorribande, le amicizie, forse il dispiacere del distacco. Per molti italiani che oggi hanno tra i cinquanta e i sessant'anni, la colonia è un bel ricordo perché è stata un'avventura.

Una colonia speciale fu la Casa del bambino di Salsomaggiore Terme. Del tutto diversa dalle colonie gestite dalle aziende private per i figli dei dipendenti, dai comuni o dalla Pontificia opera assistenza, emanazione della Città del Vaticano. Una peculiarità, quella della casa del bambino, rievocata dalla storica salsese Silvia Cabassi in un suo scritto del 2011.

Per 35 anni, la casa del bambino è stata il simbolo di una sempre più intensa attenzione alla prevenzione e alla cura della salute dei bambini: un vero e proprio albergo seppure a formato ridotto, creato espressamente per accogliere i piccoli ospiti dai 5 ai 12 anni bisognosi di cure, disponendo di un’adeguata e continua assistenza medica. La Casa era infatti diretta dal Primario della Clinica Pediatrica dell’Università di Parma e un medico pediatra vi risiedeva in permanenza. Il settore alberghiero era integrato da un completo impianto di cure salsoiodiche, comprensivo di bagni, inalazioni, polverizzazioni e cure fisiche.

Dell’efficacia delle acque salsobromoiodiche nelle affezioni delle vie respiratorie dell’età infantile, il professor Cesare Cattaneo era stato il primo e convinto assertore: già primario della Clinica Pediatrica Universitaria milanese, a Salsomaggiore Direttore Sanitario dello stabilimento termale egli, anticipando la nascita della Casa del Bambino, aveva intuito l’esigenza di creare a Salso un luogo di cure per i bambini ed aveva trovato gli spazi per ospitarli, l’Istituto Medico (ora Villa Igea) dove alloggiavano, mentre al reparto Riva dello stabilimento Magnaghi effettuavano le cure.

 

 

 

 

La costruzione della Casa Termale del Bambino fu disposta dalle Regie Terme, che dal 1934, superata la fase privatistica, avevano ripreso la gestione diretta di tutto il complesso termale. Del progetto fu incaricato l’architetto milanese Mario Baciocchi che aveva al suo attivo, a Salsomaggiore, la progettazione del Poggio Diana (in collaborazione con l’architetto Renzo Beretta) e del complesso immobiliare denominato Teatro Nuovo.

L’indirizzo progettuale era volto al recupero di una vecchia pensione, la Pensione Fino, dal nome del proprietario, il geometra Leonardo Fino con il quale le Regie Terme avevano stipulato l’atto di compravendita. Il progetto comprendeva la modifica strutturale della parte vecchia e l’ampliamento da costruire ex novo, sul prolungamento dell’edificio.

Posta in un luogo dal nome suggestivo e romantico, viale dei Colli (oggi viale Edoardo Porro) nelle adiacenze degli alberghi Porro e Valentini, la vecchia pensione si trasformò in poco più di un anno in una elegante e funzionale struttura.

L’inaugurazione avvenne il 23 maggio 1942, alla presenza del ministro delle Finanze Thaon de Revel. La cerimonia si era svolta in modo semplice, improntata com’era alla severità e al rigore che si addicevano a quel tempo di guerra. Fu l’arciprete monsignor Artemio Prati, parroco della Chiesa di San Vitale (lo stesso che tanta parte ebbe nel felice esito della liberazione di Salso) a impartire la benedizione di rito e a pronunciare elevate parole di saluto per il ministro unitamente al plauso per l’utilità ed i vantaggi che la nuova costruzione avrebbe arrecato ai bambini e, di riflesso, alla città di Salsomaggiore.

Dal 1944 al 1947 la casa del bambino rimase chiusa a causa dell'occupazione straniera e dei suoi strascichi. Dopo un breve periodo in cui ospitò gli sfollati giunti a Salso per sfuggire ai bombardamenti, la Casa fu occupata da reparti dell’esercito tedesco e in seguito, alla fine della Seconda guerra mondiale, dalle truppe dell’esercito alleato.

Nel 1948, ultimati i necessari lavori di restauro, l’attività della casa riprese a pieno ritmo, tanto da indurre la gestione a prevedere la costruzione, nel 1953, di un secondo fabbricato a ovest di quello esistente e ad esso collegato. Il progetto recava la firma dell’ingegner Napoleone Petrolini, dirigente dell’Ufficio Tecnico Termale ed era relativo a una «Casapensione per Bambini con i loro genitori, annessa alla preesistente e comunicante con essa, con corridoio a gradinate a doppio piano».

Nel corso degli anni la struttura preesistente (quella inaugurata nel 1942) subì diverse modificazioni fino a diventare un vero e proprio albergo, la Villa Termale, mentre la nuova Casa pensione per Bambini andava acquistando una sua vera autonomia. Posta in un grande parco, si presentava come un modello del genere per la perfezione degli impianti e la signorilità delle particolari attrezzature.

Nel 1966 vi fu costruita una grande piscina, che si rivelò una modalità di cura meglio accettata dai bambini rispetto al bagno individuale; nel 1969 e negli anni seguenti furono realizzati lavori di ammodernamento e di ristrutturazione nel quadro di un piano di investimenti, elaborato nel 1985.

Tutte queste iniziative non riuscirono a scongiurare la negatività di una preoccupante flessione delle presenze registrata fino ad allora, determinata dal progressivo cambiamento del costume di vita, dalle nuove problematiche dei rapporti familiari e dal sempre più accentuato individualismo. Diversi furono i tentativi di un recupero e di una progettazione funzionale: fino al piano di cosiddetto rilancio 1997. In esso veniva formalmente stabilito il cambiamento d’uso della Casa del Bambino e della Villa Termale, non più utilizzate rispettivamente dal 1977 e dal 1992.

Qui termina la ricostruzione storica della professoressa Cabassi, alla quale ci permettiamo di aggiungere una postilla suggerita dalla vista diretta dell'edificio e della sua area verde. Il complesso è fatiscente, il parco è abbandonato a se stesso. Di notte, bande di ragazzini vi compiono raid esplorativi per mettere alla prova il proprio coraggio e poi darne conto su Youtube. Nel 2010 le Terme di Salsomaggiore e Tabiano hanno messo in vendita l'intero «compendio» immobiliare, parco compreso. Dallo stato delle cose si desume che le offerte pervenute non siano state soddisfacenti o che la crisi abbia bloccato i progetti speculativi, una delle tante pugnalate urbanistiche inferte alla cittadina termale più bella d'Italia. Che sta assistendo impotente alla propria rovina.

 

 

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