Sant’Elena, l’Armée turistica di Napoleone

La pista sul baratro

 

 

Quando si parla di Sant’Elena è quasi sempre per evocare l’esilio di Napoleone che qui visse i suoi ultimi sei tormentati anni di vita, dal 1815 al 1821, sorvegliato a vista dagli inglesi. Quest’isola lillipuziana, piantata nel bel mezzo dell’oceano Atlantico, lontana da tutto, a 1.900 chilometri dalle coste dell’Angola e a 3.500 da quelle del Brasile, ha solo 4.200 abitanti e si accontenta di poco. Il terreno vulcanico fa crescere patate saporite, il mare è pescoso, i pascoli sono frequentati da ovini e bovini. Diffamata dalle memorie di Napoleone, che non mandò mai giù quella villeggiatura coatta, l’isola ha diritto a essere riabilitata per i suoi climi e paesaggi molto meritevoli. All’ex imperatore toccarono i peggiori, sull’altopiano di Longwood, versante sud-orientale, battuto dai venti, inghiottito dalle nubi e irrorato quasi ogni giorno dalle piogge. Non è che il suo carceriere, il meschino governatore britannico Hudson Lowe, godesse a vederlo soffrire. Il poveretto era terrorizzato all’idea che l’aquila potesse spiccare il volo. Lui non lo sapeva, ma i fedeli di Napoleone cospiravano per farlo evadere. «L'aquila vola da un campanile all'altro fino alle due torri di Notre-Dame» era la loro parola d’ordine.

Napoleone aveva diritto a passeggiare in un raggio non superiore a sette chilometri dalla sua abitazione. Se avesse voluto allontanarsi di più, avrebbe dovuto essere scortato da un ufficiale inglese. Per non subire questa onta non si allontanò mai da casa. E fu un gran peccato. Si privò così del piacere di vedere il resto dell’isola: la foresta quasi tropicale, gli altopiani desertici, la macchia dove crescono il timo e il rosmarino, profumi che avrebbero potuto ricordargli la natia Corsica o l’Elba, dove trascorse il suo primo e breve esilio.

Raggiungibile ancora solo via mare, Sant’Elena sarà collegata al resto del mondo da un aeroporto che dovrebbe essere inaugurato nel febbraio 2016. Alle parche risorse agricole, le autorità intendono aggiungere quelle turistiche. Può essere un’idea. Quest’isola, che non è stata solo il carcere di Napoleone, ma il luogo in cui furono deportati il capo della rivolta zulù e migliaia di boeri, nemici degli inglesi per il controllo del Sudafrica, ne ha di storie da raccontare. Ma la più affascinate resta sempre quella dell’ex imperatore dei francesi.

 

 

Terra in vista

 

 

Ultime schermaglie

Il 24 ottobre 1815, due secoli fa, la HMS Northumberland, nave da guerra di Sua Maestà britannica, attraccò a Sant'Elena con un passeggero speciale, Napoleone Bonaparte, sconfitto a Waterloo il 18 giugno di quello stesso anno.

Il seguito dell'ex imperatore era composto da un medico, servitori e funzionari con le loro famiglie. Una trentina di persone in tutto, provate da un viaggio lungo quasi tre mesi in cabine anguste, sbarcava su un'isola di proporzioni infime (circa 20 metri per 15).

Gli alloggi che attendevano la piccola corte non erano certo resort a cinque stelle. Neppure quello di Napoleone, così descritto dal suo segretario: «Un misero tugurio grande appena pochi piedi quadrati affacciato su uno sperone roccioso, senza mobilia, senza tende o scuri alle finestre. Questo posto deve servire a Sua Maestà come camera da letto, vestibolo, sala da pranzo, studio e salotto». Era una sistemazione temporanea, forse un umiliante pedaggio d'ingresso per piegare psicologicamente l'orgoglioso detenuto.

Indignato, Napoleone confidò al suo segretario: «Come possono i monarchi d’Europa permettere che la sacralità della sovranità reale venga violata nella mia persona? Non vedono che qui a Sant’Elena stanno lavorando con le loro mani alla loro stessa rovina?». Ma in Europa nessuno pensava più a lui. Erano tutti troppo occupati a rimettere insieme i cocci dei vasi che aveva rotto da un capo all'altro del continente.

Il deposto imperatore non restò soddisfatto neppure della sistemazione che gli fu assegnata in seguito a Longwood House, ex residenza del governatore dell’isola, circondata da giardini e restaurata appositamente per l'augusto ospite. Qui Napoleone trascorse i suoi restanti anni dividendosi tra la dettatura delle memorie e la stesura di lettere inviate al governatore dell’isola in cui lamentava il regime di stretta sorveglianza cui era sottoposto. Si lagnava anche del cattivo tempo e del forte vento cui era esposta la dimora, ragioni per le quali il governatore aveva preferito cedergliela. Poco prima della sua morte gli inglesi avevano preso in considerazione la possibilità di trasferirlo in una località con un clima più mite, ma, temendo che potesse fuggire, avevano desistito. A Longwood era molto più facile tenerlo d'occhio.

 

 

Il giardino di Longwood

 

 

Sir Hudson Lowe, il governatore dell’isola, era terrorizzato all’idea che il suo illustre carcerato potesse sgusciargli di mano, perciò lo sottoponeva a controlli sempre più rigidi. Ma subire non era nel carattere di Napoleone, che reagì con astuzia. Quando Lowe pretese dall'ex imperatore il pagamento del soggiorno, questi, nonostante fosse ricchissimo, anche se non aveva contante a portata di mano, fece circolare la voce che lo stavano spolpando, al punto che avrebbe dovuto vendere l’argenteria. La notizia fece un tale fracasso in Europa che Lowe fu costretto a fare retromarcia. E incassò un eguale smacco quando cercò di limitare a Napoleone la fornitura di legna da ardere.

Nei sei anni trascorsi a Sant'Elena, i due si incontrarono soltanto una mezza dozzina di volte. Gran parte di quel tempo fu occupato da schermaglie, cercando di rendersi la vita impossibile l’un l’altro. Il solo svago tra due irriducibili avversari, su un'isola pressoché deserta di cui entrambi erano prigionieri.

Secondo i medici dell’ex imperatore, la battaglia con Lowe e il cattivo tempo dell’isola fecero precipitare la salute di Napoleone, che morì il 5 maggio del 1821. Nel suo testamento aveva chiesto di essere sepolto a Parigi, sulle rive della Senna. Gli inglesi, temendo che i bonapartisti gli innalzassero un tempio, ne ordinarono la sepoltura a Sant’Elena. I resti di Napoleone furono riportati a Parigi solo nel 1840 dove riposano in un monumentale sarcofago a Les Invalides. Nella minuscola isola in mezzo all'oceano Atlantico, accanto a Longwood House, ceduta alla Francia nel 1858, c’è solo una piccola tomba vuota e recintata. Se sarà turismo, sarà pellegrinaggio. Con i francesi in prima fila. C’è da giurarlo.

 

 

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