A San Pietroburgo, una voglia sensuale

San Pietroburgo, Peterhof. Foto di Alessandro Michelazzi

 

 

di Iosif Brodskij - foto di Alessandro Michelazzi

 

 

Tutto può cambiare a Pietroburgo tranne la sua meteorologia. E la sua luce. È la luce nordica, pallida e diffusa, una luce in cui memoria e occhio operano con insolita acutezza. In questa luce, e grazie alle strade così lunghe e rettilinee, i pensieri di un passante vanno più lontano della sua destinazione, e un uomo con una vista normale più distinguere a più di un chilometro di distanza il numero dell’autobus in arrivo o indovinare l’età del poliziotto che lo pedina.

Almeno nella giovinezza un uomo nato in questa città trascorre tanto tempo camminando quanto un buon beduino. E non è e per la penuria di automobili o per il loro prezzo (c’è un eccellente sistema di trasporti pubblici), né per le code che davanti ai negozi di generi alimentari si allungano per centinaia di metri.

È solo perché camminare sotto questo cielo, lungo gli argini di granito di bruno di questo immenso fiume grigio, è di per sé un buon prolungamento della vita e una scuola che migliora la vista e la mente. Nella trama granulare del selciato di granito che corre accanto al flusso continuo, alla fuga costante dell’acqua, c’è qualcosa che infonde alle suole una voglia quasi sensuale di camminare. Dal mare soffia un vento di tramontana, odoroso di alghe, che qui ha guarito molti cuori soprassaturi di menzogne, disperazione e impotenza.

 

 

San Pietroburgo. Foto di Alessandro Michelazzi

 

 

L’anno scolastico termina generalmente con la fine di maggio, quando le Notti Bianche arrivano in questa città per restarvi per tutto il mese di giugno. Una notte bianca è una notte in cui il sole scompare dal cielo solo per un paio d’ore – un fenomeno ben noto alle latitudini settentrionali. Per la città il periodo più magico, quando si può leggere o scrivere alle due del mattino senza bisogno di una lampada e quando i palazzi, spogliati delle loro ombre e con i tetti orlati d’oro prendono l’aspetto di un delicato servizio di porcellana. C’è intorno una tale quiete che quasi si può udire il tintinnare di un cucchiaio che cade in Finlandia.

Il rosa trasparente del cielo è così tenue che l’acquerello cilestrino del fiume quasi non riesce a rifletterlo. E i ponti si ripiegano, come se le isole del delta smettessero di tenersi per mano e si lasciassero andare adagio alla deriva, entrando nel filo della corrente, verso il Baltico. In notti simili è difficile addormentarsi, perché c’è troppa luce e perché ogni sogno darà inferiore a questa realtà. Dove un uomo non fa più ombra, come l’acqua. (Iosif Brodskij, Guida a una città che ha cambiato nome, in Fuga da Bisanzio, traduzione di Gilberto Forti, Milano, Adelphi 2008)

 

 

San Pietroburgo, Peterhof. Foto di Alessandro Michelazzi

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