Bellaria, saluti dal mare

Bellaria e Igea Marina

 

 

di Paolo Nori

Un mio amico, che è tra quelli che hanno scritto il Repertorio dei matti della città di Bologna, mi ha mandato una cartolina da Bellaria con quattro fotografie di Bellaria, due di giorno, la spiaggia e il lungomare, due di notte, la baia buia e la baia coi fuochi d’artificio, e il disegno di un delfino e la scritta «Ciao da Bellaria», che è una cartolina che mi è piaciuta, un po’ perché tra Bellaria e Igea Marina io ci ho passato qualche estate, con mia mamma e i miei fratelli, quando ero piccolo, e erano state delle estati incantevoli, a pensarci adesso, un po’ perché nel testo della cartolina quel mio amico lì ci ha scritto: «Era meglio stare a casa. Buone vacanze».

Quando l’ho letto mi è venuto in mente uno dei piccoli racconti del Repertorio dei matti della città di Bologna, quello che dice così: «Uno faceva il pittore. Aveva cominciato dipingendo un maiale viola sulla serranda del macellaio della Pescarola. Dopo aveva messo in giro la voce di essere l’autore del trompe l’oeil della chiesetta di San Donato in via Zamboni. Raccontava di essere stato diffidato dai carabinieri per l’una e l’altra cosa. Per vendicarsi aveva aspettato nove anni ed era tornato a dipingere una gallina con le orecchie sulla serranda del macellaio della Pescarola. Faceva dei quadri bassi e larghi, oppure stretti e lunghi, che intitolava tutti “Non era meglio stare a casa?”. Erano pianure, quelli bassi e larghi, oppure montagne, quelli stretti e lunghi, e dentro ci metteva certi particolari minimi, dei cartelli pubblicitari, dei segnali stradali, dei vasetti, delle lische di pesce».

 

 

Rimini in un manifesto pubblicitario del 1929

 

 

E mi son venute anche in mente tutte le vacanze che, quando son stato là in vacanza, ho pensato che era meglio stare a casa: in Liguria, ad Alassio, in un albergo che ci pioveva dentro, quando pioveva, e pioveva spessissimo, quell’estate lì, e c’era un bambino, in quello stesso albergo, che per tutto il mese che eravam rimasti lì aveva provato a gonfiare il suo canotto col fiato e quando eravamo partiti non c’era ancora riuscito; in un paesino in Abruzzo che c’era un festival che si chiamava Erotika che, ho scoperto, qualche anno dopo ha cambiato nome in Afrodisiaka, e era il festival del porno soft e io ero lì con la mia morosa e ci passavamo davanti tutte le volte che tornavamo dal mare, stanchi arrossati arrabbiati dopo due mesi ci siamo lasciati, mi ricordo; in Armenia, a Erevan, che non avevo niente da fare tutto il giorno avevo conosciuto un pittore russo che mi aveva detto che suo figlio era un musicista faceva il conservatorio era un grande appassionato di Toto Cutugno; in Russia, in Transiberiana, che avevo incontrato una ragazzo che si occupava di moda e quando aveva saputo che ero italiano mi aveva chiesto «Ma tu, Gianfranco Ferrè, lo conosci, personalmente? No, così, per sapere», mi aveva detto, e, a pensarci, quelle vacanze lì, quelle che proprio van male, forse sono quelle che rimangono più in mente di tutte, son quelle le vacanze memorabili, non quelle che ti diverti, e mi è venuta voglia di organizzare un piccolo concorso, che si potrebbe chiamare «Era meglio stare a casa summer festival 2016» che chi vuole mi manda una cartolina (a: Paolo Nori, via Porrettana, 156 – 40033 Casalecchio di Reno) e ci scrive «Era meglio stare a casa» e poi tre righe dove racconta perché. Si vince una copia delle introvabili Opere complete di Learco Pignagnoli. Buone vacanze.

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