Bologna: ma quanto mi costi, Compianto?

Compianto del Cristo morto, nella chiesa di Santa Maria della Vita
 

 

di Emilio Marrese

 

Chissà poi cosa ci restaurate mai con i miei due spiccioli?» brontola la pensionata, tenendoseli comunque nel borsellino, i compianti spiccioli. Eh, pensa il giorno che faranno pagare per guardare i cantieri stradali. Lì sì, la rivoluzione. Indovinate chi si lamenta di più dei tre euro che, da ieri, si devono scucire se si vuole contemplare il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca.

Esatto: i bolognesi argentati, assoluta minoranza tra i visitatori, sono quelli che non la mandano giù. Perché considerano cosa loro il gruppo di sette sculture in terracotta di fine Quattrocento conservato in Santa Maria della Vita. E quindi chiedono sconti per i residenti o almeno per i pensionati. Coop? Ikea? Tper? Niente da fare. La bigliettaia a prova di zdaura tiene botta paziente, e sorridente spiega perché Genus Bononiae, che gestisce il complesso e ogni anno spende 300 mila euro, ha chiesto questo contributo al pubblico. Non convince le due signore, ma per il resto la seconda giornata di biglietteria fila liscia. Sì, molti rinunciano, molti nicchiano, rispetto a prima il ticket è un filtro, un deterrente: chi passava di lì tanto per dare un'occhiata, se ne fa subito una ragione e gira alla larga,i fans dell'Arca calano drasticamente.

Ma i visitatori che non si fanno fermare dal balzello sono comunque a fine giornata 171, due meno di ieri. In un anno - conti della serva - farebbe oltre 60 mila ingressi (contro i 320-350 mila gratuiti): a naso, entra uno su cinque. Gli stranieri in linea di massima accettano di buon grado, o altrimenti non si scandalizzano e fanno dietrofront con un grazie, senza protestare. Sono rassegnati a farsi spennare in Italia e tre euro per un capolavoro li trovano più giustificati che per una mezza minerale. Visto un gruppo di tredici olandesi andare in tasca senza fiatare.

Due ragazze polacche invece, scoperto che la riduzione (un euro) non è prevista per gli studenti, dopo un lungo conciliabolo come se dovessero lanciare un'Opa alla Fiat, lasciano perdere. Altri due gliela danno su perché non ci sono le audioguide.

 

 

Compianto del Cristo Morto, Maria Maddalena

 

 

La scena più umoristica, che si ripete ogni cinque minuti, è quella del turista che si mette distrattamente a sbirciare le sculture dall'altare e il custode di turno si para davanti col ditino che fa no a indicare la biglietteria. I ragazzi, mediamente, evitano la spesa con una scrollata di spalle: d'altra parte una generazione che è stata abituata a non essere pagata per lavorare, non ce la fa proprio a concepire che si debba pagare qualcosa che non sia, all'apparenza, un genere di prima necessità. Non è colpa loro.

Una giovanile coppia di pensionati romani si divide sulla soglia della cappella: lei entra, lui resta parcheggiato su una panca, visibilmente sollevato. «Nelle chiese romane non si paga nulla» si lagna all'uscita la signora che, guardacaso, fa la custode volontaria a San Pietro in Vincoli dove il Mosé di Michelangelo è gratis. «Certo se anche a Roma facessero pagare qualcosa sarebbe meglio, così avrebbero due soldi anche per noi custodi... Non è che tre euro siano tanti, ma tre euro qui, tre là, tre su e tre giù a fine giornata si sentono. Qui in San Petronio stavo fotografando il santo ed è sbucato uno a chiedermi due euro di ticket, e che è? Pure du' euro pe' na foto no. Ma io l'ho fatta di nascosto...».

Patrizia, bolognese, entra fugacemente per accendere una candela: «Fanno bene a far pagare i turisti, sennò poi quando c'è da restaurare lanciano le sottoscrizioni e tocca sempre a noi bolognesi: il Nettuno, San Petronio, il portico di San Luca...».

Gli addetti al banchettino della biglietteria si danno da fare per motivare la novità, cordiali ed esaustivi. «L'arte dev'essere gratis, specie nelle chiese » è il ritornello di tutti i critici, e anche di una turista del Guatemala che, reduce dalla Germania in viaggio con un'amica americana, fotografa tutto come se fossero della Scientifica, ma non il Compianto. «Abbiamo visto il museo sopra e l'oratorio, gratis, bellissimi: che senso ha far pagare un'opera sola?». Be', non è un'opera qualsiasi e comunque da novembre il biglietto comprenderà anche il museo, fine del gratis.

«Ne vale la pena» taglia corto un'anziana milanese avviandosi col marito per via Clavature. Va decisamente peggio alle due volontarie di Save the children, appostate lì fuori, che in tutta la giornata non tirano su nemmeno una nuova sottoscrizione: «È già tanto se ci guardano». I portoni si chiudono, i baretti si riempiono, il bicchierino di plastica del mendicante sulle scale della chiesa è vuoto. Non ci resta che compiangere. (La Repubblica, 10 settembre 2015)

 

 

Compianto del Cristo morto, i personaggi del gruppo

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