Cuba, he vivido para verlo

L'attesa

 

di Davide Barilli

 

«He vivido para verlo», ho vissuto per vederlo... Il vecchio mulatto, con il sigaro spento fra le labbra, seduto sul marciapiede di una scalcinata strada de La Habana, pianta gli occhi sul culo di una chica. Le cui, chiappe inguainate in un paio di short con i colori della bandiera americana, sorridono al mondo. «He vivido para verlo», bofonchia il vecchio come un mantra. Poi comincia a cantilenare la frase, la ritma battendo un cucchiaio di alluminio sulla pietra.

Il miracolo, l'utopia, l'eterna illusione si sta materializzando. Dal culo della chica cubana, la bandiera a stelle e strisce, è tornata a garrire davanti a quello che fino a pochi giorni fa si chiamava Ufficio di interessi americani. Al posto delle bandiere nere della lotta all'imperialismo, ora il cubo di cemento sul malecon è bagnato dalle onde della speranza. È tornata l'ambasciata.

Eppure il mantra del vecchio cubano diventa, come tutto a Cuba, musica e sogno. Finito il bloqueo, finita la discriminazione? Sarà. Ma lui ne ha viste troppe per crederci davvero. Troppi rospi ha dovuto ingoiare. Delusioni, amarezze, illusioni perdute. I vecchi fidelisti come lui di pazienza ne hanno avuta tanta; anno più, anno meno, poco cambia. Lui lo sa bene, la sua sorte è quella di morire come ha vissuto, accontentandosi di poco, senza troppi fronzoli: fagioli e riso per la comida, un sigaro ogni tanto, un trago di rum della bodega. Nel segno della resistenza, la stessa parola, lo stesso concetto che troppo spesso non viene perdonato a Cuba: non le perdonano di esistere e di avere resistito, diventando non solo l'ultima rivoluzione del XX secolo, bensì, forse, e in modi nuovi - la prima del XXI.

Quanti ne ho visti di tipi così. Ne ho ritagliato storie, piene di gente come lui. Storie che sono diventate trame. E libri. Da Le cere di Baracoa a La nascita del Che. Cuba di ieri, l'Isla che sta cambiando pelle. Gli avaneri, che vivono tra mille difficoltà la transizione, con aspettative da paese sviluppato e quotidiane difficoltà. Essere a La Habana oggi, vuol dire toccare con mano la voglia di credere che il presente (e il futuro) possano essere altra cosa: Cuba e la sua gente, piena di problemi e di soluzioni, capace di resistere a quanto avrebbe piegato qualunque altro popolo e di farlo collettivamente, come d'istinto. «He vivido para verlo», ho vissuto per vederlo... Il vecchio mulatto, con il sigaro spento fra le labbra, seduto sul marciapiede di una scalcinata strada de La Habana, lo bofonchia come un mantra. (Da Il coleottero sul Malecon)

 

 

La manicure

 

 

Un cubetto di ghiaccio siberiano in un bicchiere di mojito

La corriera scendeva lungo i tornanti 
avvolta da scrosci d’acqua che fumavano, 
per l’umidità, con l’effetto di un bagno turco. Batabanò era laggiù, schiacciata nella mezzaluna della baia, in fondo alla 
montagna. Un nome che faceva pensare 
al tronco cavo di una pianta misteriosa, invisibile e notturna, che galleggia in 
mezzo a un mare placido e sconosciuto.

Non dimenticherà mai il cartello che un tipo portava sulla bicicletta. Lo incontrò di fronte alla scalinata di ferro che 
portava in paese. Era un nero muscoloso e calvo, carezzava una gallina dagli occhi spiritati che aveva fissato con un giro di corde sul portapacchi. Ma era stato il cartello ad incuriosirlo: di legno grezzo, aveva un’enorme scritta vergata con una 
vernice azzurra. «Eventual», c’era scritto. 
Chissà dove la stava portando, dove andava collocata, chissà cosa voleva significare, pensava mentre il bicicletero si portava dietro quel catafalco. Nessuno ci faceva caso. A parte lo straniero. Rimase così affascinato da quel personaggio surreale, paradossale e letterario da dimenticarsi di inseguirlo per chiedergli spiegazioni. Ma 
poi pensò subito che sarebbe stato inutile, perché tanto sapeva che quell’uomo eventual gli avrebbe risposto con le parole 
che avrebbe voluto sentirsi dire e preferì ragionare sul fatto che certi incontri si fanno solo a Cuba e che un uomo eventual così si incontra solo una volta nella vita, proprio perché Cuba è Cuba.

 

 

Allieve di una scuola privata per modelle

 

 

Quella 
parola bastava a se stessa, quella scritta azzurra 
su un pezzo di legno era una metafora 
perfetta. La più completa, perfetta, sintesi del groviglio inestricabile di paradigmi e paradossi di un’isola incredibile, un satellite tropicale, colorato e lunatico,
esotico e utopico, africano e magico, malinconico 
e rivoluzionario, creolo, polveroso, 
fiero, surreale e misero, improbabile come un pezzo di Unione Sovietica dei tempi della guerra fredda catapultato da una sbronza della Storia in mezzo ai Caraibi come un cubetto di ghiaccio siberiano in un bicchiere di mojito. In altre parole, Cuba. (In La nascita del Che (ed. Aragno, 2014)

 

 

Lo scrittore Davide Barilli

 

 

Davide Barilli (nella foto) è autore di numerosi libri di racconti e romanzi. La sua opera letteraria comprende titoli come Musica per lo zar (ed. Guanda), Poltrona per acqua (ed. Diabasis), La casa sul torrente (ed. Guanda), Le cere di Baracoa (ed. Mursia) e La nascita del Che (ed. Aragno).  Innamorato di Cuba e assiduo ospite di manifestazioni culturali organizzate all'Avana, ha tenuto conferenze e presentato i suoi libri di ambientazione cubana alla  Settimana della Lingua italiana, alla Uneac, Unione scrittori cubani; alla Flex , Università di lingue straniere; alla Biblioteca Villena in plaza de Armas e al Paeseo del Prado, progetto Imagin 3. Invitato dall Istituto cubano del libro, ha partecipato alla XXIII esima edizione della Feria internazionale del libro dove ha presentato alla Casa Garibaldi, ex Union Latina, ora sede della Dante Alighieri, i suoi ultimi volumi ambientati a Cuba: i racconti La nascita del Che (ed. Aragno), secondo classificato al Premio Chiara, Lettere cubane (ed. Fedelo's) e un libro d'arte (intitolato Historietas de mujeres con humo) realizzato a Cuba in edizione numerata con il pittore Ramon Perez Pereira. Attualmente sta lavorando a tre progetti, tra Cuba e Italia, uno dei quali riguarda un antologia di narratori cubani. Da oltre 25 anni è redattore alla Gazzetta di Parma.

 

 

Diventerà grande in un'altra Cuba

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