Firenze bisogna saperla

Firenze, ponti sull'Arno

 

 

di Paolo Poli

 

 

Il caldo, Dio mio, il caldo! Palazzeschi diceva: «Mamma mia che freddo, Gesù mio che caldo». Non siamo mai contenti. A me il caldo piace, lo preferisco al freddo. Il freddo mi ricorda la Seconda guerra mondiale con le famiglie spaventate che scappavano. Oggi c’è la crisi, ma siamo più civili. Perciò il caldo non mi fa paura, anche quando mi trovo a Firenze. Mi dicono che hanno cominciato a razionare l’acqua. Anzi una mia amica filosofa sostiene che hanno «razionalizzato» l’acqua. Che ci vogliamo fare? Una volta è l’alluvione, un’altra volta è la siccità. Il fatto è che Firenze bisogna saperla. Non è una città come le altre.

Firenze è un po’ come Bologna: si trova al fondo di una tazza, perciò il caldo è più caldo che da altre parti. Quando ci abitavo, cercavo di difendermi in modo davvero semplice: andavo al Chiostro dello Scalzo costruito dalla Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista, detta la Compagnia della Buona Morte, e li mi mettevo a guardare gli affreschi di Andrea del Sarto. Non era soltanto un piacere, era soprattutto un grande conforto. Era meraviglioso, rinfrescante. All’uscita, uno poteva anche decidere di farsi frate. (Paolo Poli, Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini, Torino, Einaudi 2013, p. 21)

 

 

 

Firenze, duomo e battistero

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