Il Portogallo non è poi cambiato tanto

Portogallo

 


Foto di Filippo Tosi

«E finalmente arrivò il settembre. A quell’epoca le lezioni finivano a luglio, l’agosto torrido era per la villeggiatura, come si chiamava allora, l’Algarve non esisteva, voglio dire che esisteva geograficamente, ma non ci andava nessuno, e del resto chi poteva andarci?, per arrivarci dovevi attraversare il Tago in traghetto, se avevi la macchina, e poi infilarti in uno stradone che attraversava l’Alentejo e poi in stradine sperdute per passare le montagne di Monchique, e poi arrivavi alle spiagge dell’Algarve, bellissime, dove non c’era nulla e nessuno, qualche raro villaggio di pescatori, una capanna di foglie qua e una là, lontane su quei sabbioni, il contadino vendeva meloni, fichi e angurie, alcuni hippies erano arrivati dall’Inghilterra, ragazzacci brutti che dormivano in una tenda e che si spostavano per evitare la Guarda Nacional Republicana, cercavano il paradise now e pensavano di averlo trovato là, fra quelle dune selvatiche. Se fosse il settanta o il settantuno non ricordo bene, ma tanto fa, erano quegli anni là, quando tutti pensavano che il salazarismo non sarebbe finito mai, che sarebbe durato in eterno».

Così inizia un inedito di Antonio Tabucchi scritto nel 2011 e ora pubblicato da Internazionale. Contrariamente a quel che si pensava all'inizio dei Settanta, l'ultima dittatura e l'ultima potenza coloniale europea sarebbero crollate di lì a poco, il 25 aprile del 1975 restituendo il Paese alla democrazia, mentre le speranze di molti giovani si affidavano alla pacifica rivoluzione dei garofani.

Il nostro fotoreporter Filippo Tosi, che all'epoca non era ancora nato, è andato a cercare quei luoghi cari a Tabucchi, lo scrittore che più di ogni altro ci ha fatto conoscere e amare il Portogallo. Gli sarebbero piaciute queste foto. «Il Portogallo non è poi cambiato tanto», ci ha detto Filippo. Tabucchi se ne è andato il 25 marzo del 2012. Questo è un omaggio.

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