La Vergine nera di Rocamadour, madre del re del mondo

L'antico villaggio di Rocamadour

 

di Michel Houellebecq

 

«Conosce Rocamadour?» mi chiese all'improvviso, cominciavo un po' ad appisolarmi, gli risposi che non mi sembrava, ma forse sì, l'avevo vista in televisione.

«Deve andarci. È ad appena una ventina di chilometri da qui; deve assolutamente andarci. Sa, il pellegrinaggio di Rocamadour era uno dei più famosi della cristianità, Enrico Plantageneto, san Domenico, san Bernardo, san Luigi, Luigi XI, Filippo il Bello... sono venuti tutti a inginocchiarsi ai piedi della Vergine nera, tutti hanno salito, in ginocchio, le scale che portano al santuario, pregando umilmente per ottenere il perdono dei loro peccati. A Rocamadour potrà davvero rendersi conto di quanto la cristianità medievale fosse una grande civiltà». (…)

 

Il villaggio di Rocamadour visto dal'alto della roccia che lo sovrasta

 

La stagione turistica non era ancora al culmine, e trovai facilmente una stanza all'hotel Beau Site, piacevolmente ubicato nella città medievale; il ristorante panoramico dominava la valle dell'Alzou. In effetti il sito era impressionante, e molto visitato. Dopo qualche giorno, il costante rinnovarsi di turisti venuti dai quattro angoli del mondo che si susseguivano, tutti un po' diversi, tutti un po' simili, videocamera in mano, per percorrere attoniti quel griviglio di torri, di camminamenti,m di oratori e di cappelle abbarbicate alla rupe, mi diede l'impressione di una sorta di evasione dal tempo storico. (…)

 

La Vergine nera incoronata

 

Sin dall'inizio del mio soggiorno avevo preso l'abitudine di andare tutti i giorni nella cappella di Notre-Dame e di sedermi per qualche minuto davanti alla Vergine nera -la stessa che da un migliaio di anni ispirava tanti pellegrinaggi, davanti alla quale si erano inginocchiati tanti santi e tanti re. Era una statua strana, che testimoniava un universo ormai del tutto scomparso. La Vergine era seduta in posizione eretta; il suo viso a occhi chiusi, così distante da sembrare extraterrestre, era incoronato da un diadema.

Gesù Bambino – i cui lineamenti, a dire il vero, non erano affatto da bambino, piuttosto da adulto, addirittura da vecchio – era seduto sulle sue ginocchia, anche lui in posizione eretta; era anche lui a occhi chiusi, e il suo volto aguzzo, saggio e potente era anch'esso sormontato da una corona. Nel loro contegno non c'era nessuna tenerezza, nessun abbandono materno. Quello non era Gesù Bambino: era già il re del mondo. La sua serenità e la sensazione di potenza spirituale, di forza intangibile che sprigionava, erano quasi spaventose.

 

Gesù Bambino incoronato

 

Quella rappresentazione sovrumana era agli antipodi del Cristo torturato e sofferente che era stato raffigurato da Matthias Grünewald, e che aveva tanto colpito Huysmans. Il Medioevo di Huysmans era quello del periodo gotico, e anche del gotico tardivo: patetico, realista e morale, era già vicino al Rinascimento, e lontanissimo dall'epoca romanica. Mi tornava in mente una discussione che avevo avuto, anni prima, con un docente di storia alla Sorbona.

All'inizio del Medioevo, mi aveva spiegato, il tema del giudizio individuale era quasi assente; era stato molto più tardi, per esempio con Hieronymus Bosch, che erano apparse quelle rappresentazioni terrificanti in cui il Cristo separa la coorte degli eletti dalla legione dei dannati; o in cui i diavoli trascinano i peccatori non pentiti verso i supplizi dell'inferno.

La visione romanica era diversa, molto più umanistica: quando moriva, il credente entrava in uno stato di sonno profondo e si mescolava alla terra. Una volta avverate tutte le profezie, nell'ora del secondo avvento di Cristo, era il popolo cristiano nella sua interezza, unito e solidale, a sorgere dalla tomba, resuscitato nel suo corpo glorioso, per incamminarsi verso il paradiso. Il giudizio morale, il giudizio individuale e l'individualità in sé non erano concetti chiaramente compresi dagli uomini dell'epoca romanica, e io stesso sentivo la mia individualità dissolversi, sul filo delle mie fantasticherie, sempre più prolungate, davanti alla Vergine di Rocamadour. (dal romanzo Sottomissione, edito da Bompiani)

La Vergine nera di Rocamadour

1 response

  1. complimenti, bel servizio

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