Nuova Zelanda, mi preparo al mio primo grande viaggio da inviato

Nuova Zelanda, Metello Venè mentre intervista donne maori

 

 

di Metello Venè

 

Un paio di mesi dopo, il direttore mi manda a fare il primo viaggio intercontinentale della mia carriera. Come inizio non c’è male: Nuova Zelanda. Praticamente sotto i nostri piedi, ossia agli antipodi del pianeta. Appena lo viene a sapere, Gian dice: bene, bravo. Ma non è di buon umore. Che un altro Venè faccia il giornalista, passi. Che la cosa non gli riesca malaccio, anche. Ma che ora si metta pure a bazzicare luoghi più lontani ed esotici, magari ricamandoci su al ritorno per confezionare racconti da Grande Inviato, allora sotto sotto sì, ti girano i coglioni. C’è da sempre e sempre ci sarà competizione in questo cavolo di mestiere, figurati quando a romperti le scatole è tuo figlio. Certo, lui scrive di altra roba, animali, ambiente, roba così: mica l’Attualità. O il Costume. «Mi hanno chiesto di cosa scrive papà: che gli dico?» chiesi una volta a Liù quand’ero bambino. «Di costume», rispose, e per me il costume era il costume, come le fasce per i fascisti. Sì, credo che questa storia del Venè Numero Due, di Serie B, che ora se andava in capo al mondo, a Gian scocciasse. L’Inviato era lui: va bene qualche viaggetto per descrivere paesaggi e bestiole nelle vicina Europa, ma io tra i Maori, seppure a scovare cangurini e paesaggi da cartolina, via, non esageriamo.

Mica è più come un paio d’anni prima, quando come neoassunto mi avevano spedito a descrivere tartarughe in un rifugio Wwf vicino ad Abbiategrasso, e io nel sommario scrissi: «Siamo stati ad Abbiategrasso», e lui mi agitò il giornale sotto il naso scompisciandosi dalle risate. No, stavolta faccio sul serio. Mi aspetta un viaggio di circa trentasei ore tra voli e scali: Malpensa-Londra, Londra-Los Angeles, Los Angeles- Honolulu, Honolulu-Auckland, Auckland-Christchurch. Ventimila chilometri o giù di lì per cambiare orari, stagione, abitudini, civiltà. Nel giro di un giorno e mezzo. Sì, Inviato non lo ero ancora, dal punto di vista della qualifica, ma mi ci sentivo eccome. Come Gian che mi guarda da quelle sue vecchie foto scattate in Tanzania, mentre negli anni Settanta ripercorreva l’odissea di Stanley e Livingstone. Io ora sono lui e lui è me, a Milano, ad aspettare notizie. È bello dare notizie dalla Nuova Zelanda: chiami casa mentre ceni e ti rispondono mentre bevono il caffelatte. Bellissimo constatare che a Milano scende la neve e qui fa caldo, e a Natale tutti vanno in spiaggia. Un po’ meno bello è arrivare a Christchurch, cittadina ultrainglese della South Island, e prendere atto che, al posto della Land Rover come quella che usava Gian nel deserto, l’organizzazione ti rifila un camper. Astuto stratagemma per evitare di pagare gli hotel a cronista e fotografo: dormiranno a bordo, on the road. (Brano tratto dal libro di Metello Venè Il marciapiede lungo, Edizioni dell’Orso)

 

Per saperne di più, leggi «Italia in vacanza, l’uomo con il gommone giallo»

 

La-copertina-del-libro

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