Stonehenge, Indiana Jones alla ricerca del pasto perduto

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Macché insalate e minestroni. Contrariamente a quel che si è finora pensato, i costruttori del sito di Stonehenge erano tutt'altro che vegetariani. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Università di York, nel Regno Unito, in seguito a recenti scavi effettuati nei dintorni di uno degli enigmi più affascinanti dell'archeologia mondiale. Lo hanno dedotto sia dai ragionamenti che dai ritrovamenti. Come si può pensare che abbiano trasportato pietre così pesanti per diverse miglia, senza conoscere l'uso della ruota né del verricello, nutrendosi con sedani e patate? Non è possibile, si son detti gli studiosi. Ergo, devono aver fatto uso di qualcosa di più energetico. Proteine. Elementare, Watson. Detto, fatto. Cerca che ti cerca, le prove son saltate fuori. I risultati sono stati pubblicati giovedì 8 ottobre 2015 sulla rivista specializzata Antiquity.

Dall'articolo si apprende che a Durrington Walls, la località in cui si ritiene abitassero i responsabili della costruzione megalitica, sono stati ritrovati centinaia di frammenti di ceramica e di ossa di animali. Da qui a inferire che la bistecca e il cosciotto venivano serviti in piatti regolamentari il passo è stato breve. Dai reperti si evince che le carni erano di manzo e maiale. Non mancano i reperti che completano l'archeodieta con alimenti a base di latte, come yogurt e formaggi.

Se il menu era così ricco, come si può pensare che i costruttori fossero degli schiavi? Sulla base dei resti dei lauti pasti, gli artefici del sito sono stati riqualificati come artigiani liberi e indipendenti. A meno che i cibi di un certo livello non fossero riservati alle occasioni cerimoniali e a un gruppo selezionato di persone, cioè alla casta dell'epoca: sacerdoti, funzionari, mediatori d'affari, capireparto.

Le ossa degli animali hanno rivelato alcuni dettagli interessanti. Per esempio, che le carni venivano bollite o fatte arrosto. E che spesso erano cotte su griglie all'aperto. Insomma, al barbecue. Alcuni frammenti di bistecche carbonizzate fanno ritenere che nella scelta classica del livello di cottura (medium, rare o well-done?), i britannici preistorici preferissero la versione spinta del ben cotto.

Gli archeologi hanno ritrovato le ossa degli animali accanto al sito di Durrington Walls, il che documenterebbe quale fosse la dieta domestica dei costruttori. Una ragione in più per dubitare della condizione forzata di questi lavoratori che si nutrivano di succulenti T-bone e prosciutto cotto. Un forzato non avrebbe mai potuto permettersi simili prelibatezze.

Sarà di sicuro una gran bella scoperta, quella di Durrington Walls, ma quando apprendo notizie di questo genere e le conclusioni che ne traggono i professoroni, mi viene da pensare che quel che c'era da scoprire è già stato scoperto. Quel che vien in seguito è solo contorno, un pizzico di sale su una minestra riscaldata. (is)

 

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