Kevan, viaggiatore in uno zaino

Kevan con gli amici (da sinistra) Ben Duvall, Tom Troyer e Philip Keller

 

 

di Paolo Di Stefano

 

 

«Tut­ta la mia vi­ta è il ten­ta­ti­vo di tro­va­re un equi­li­brio tra ciò che pos­so e ciò che vo­glio fa­re». Po­treb­be va­le­re per tut­ti, ma per Ke­van Chand­ler que­sto prin­ci­pio va­le an­co­ra di più. Tren­ten­ne di Fort Way­ne, Sta­to dell’In­dia­na, affetto da atrofia mu­sco­la­re spi­na­le, Chand­ler vi­ve su una se­dia a ro­tel­le. Ha il vi­so al­le­gro in­cor­ni­cia­to da un ros­so fol­to di bar­ba e ca­pel­li. Leg­ge e so­gna. Ama gli scrit­to­ri fan­ta­sti­ci bri­tan­ni­ci: Tol­kien e il suo ami­co C.S. Lewis, l’in­ven­to­re del­le Cro­na­che di Nar­nia, J.M. Bar­rie, il pa­dre di Pe­ter Pan.

«La mia se­dia a ro­tel­le è si­cu­ra­men­te il luo­go più co­mo­do che io co­no­sca, ma mi so­no re­so con­to che a vol­te è uti­le rom­pe­re le abi­tu­di­ni». Avreb­be vo­len­tie­ri but­ta­to per aria il suo tran tran quo­ti­dia­no met­ten­do­si uno zai­no sul­le spal­le per gi­ra­re l’Eu­ro­pa, ma sa be­ne che lui, più di tut­ti, è co­stret­to a mi­su­ra­re i de­si­de­ri con la pos­si­bi­li­tà (fi­si­ca) di rea­liz­zar­li. Dun­que, ha cor­ret­to il suo so­gno, an­che se lo zai­no è ri­ma­sto. Non sul­le sue spal­le, ma sul­le spal­le de­gli al­tri. E lui den­tro lo zai­no. In­fat­ti il 20 giu­gno è par­ti­to con tre ami­ci — Tom, Phi­lip e Be­n­ja­min — do­po una lun­ga pre­pa­ra­zio­ne.

 

 

Kevan con gli amiuci Ben Duvall (a sinistra) e Tom Troyer

 

 

Si trat­ta­va di met­te­re in­sie­me un po’ di sol­di e co­sì all’ini­zio dell’an­no ha av­via­to una cam­pa­gna di rac­col­ta fon­di nel­la piat­ta­for­ma fi­lan­tro­pi­ca Benjamin. Il de­na­ro è ar­ri­va­to, in quat­tro me­si 33 mi­la ster­li­ne per quat­tro bi­gliet­ti ae­rei, gli al­log­gi, i pa­sti e un as­se­gno di stu­dio per gli ami­ci che si so­no of­fer­ti vo­lon­ta­ri per­ché il so­gno di Ke­van si rea­liz­zas­se. Si trat­ta­va an­che di tro­va­re una so­lu­zio­ne per il tra­spor­to evi­tan­do l’in­gom­bro del­la car­roz­zi­na. Ma qual­che an­no fa i quat­tro al­le­gri gio­va­not­ti ave­va­no già spe­ri­men­ta­to uno stru­men­to ar­ti­gia­na­le piut­to­sto ef­fi­ca­ce per sod­di­sfa­re un de­si­de­rio ap­pa­ren­te­men­te fol­le di Ke­van: unir­si a lo­ro nel­la vi­si­ta not­tur­na dei sot­ter­ra­nei di Green­sbo­ro, nel Nor­th Ca­ro­li­na. Fu co­sì che ven­ne ap­pron­ta­to una spe­cie di mar­su­pio che po­tes­se reg­ge­re sul­le spal­le un cor­po im­mo­bi­le di 65 chi­li e in una not­te la mis­sio­ne spe­leo­lo­gi­ca me­tro­po­li­ta­na fu com­piu­ta.

Era il 2013. Da al­lo­ra il pro­get­to di pun­ta­re all’Eu­ro­pa si è fat­to sem­pre più con­cre­to, gra­zie al so­ste­gno eco­no­mi­co di mez­zo mon­do, al­la vo­lon­tà e al­le schie­ne for­ti de­gli ami­ci. In­som­ma, per Ke­van si è ma­te­ria­liz­za­ta un’idea che so­lo le fan­ta­sie dei suoi au­to­ri avreb­be­ro po­tu­to con­ce­pi­re: pas­sa­re dal mi­rag­gio di viag­gia­re con lo zai­no in spal­la all’op­por­tu­ni­tà ina­spet­ta­ta di es­se­re par­te in­te­gran­te del­lo zai­no.

 

 

Kevan con Philip Keller

 

 

Ed ec­co su In­sta­gram (we­car­ry­ke­van) le fo­to­gra­fie che te­sti­mo­nia­no le tap­pe del viag­gio: Pa­ri­gi, Lon­dra, Ir­lan­da, cit­tà, cam­pa­gna, iso­le, ma­re, mon­ta­gna, con ri­tor­no a ca­sa il 14 lu­glio. Ke­van se­du­to per ter­ra in un ap­par­ta­men­to pa­ri­gi­no con la te­sta ap­pog­gia­ta al let­to, Ke­van che guar­da la cit­tà dal Sa­cré-Coeur, Ke­van im­bra­ca­to sul­le spal­le di Be­n­ja­min, Ke­van in me­tro­po­li­ta­na a Saint-Mi­chel, Ke­van sot­to la Tour Eif­fel, Ke­van da­van­ti al mo­nu­men­to di Pe­ter Pan nei Ken­sing­ton Gar­dens, Ke­van ai pie­di del­la sta­tua di Chur­chill, Ke­van sul­le spal­le di Be­n­ja­min in at­te­sa di rag­giun­ge­re le iso­le Skel­lin, Ke­van che re­spi­ra un ma­re qua­si in­ver­na­le, Ke­van a ce­na con gli ami­ci, Ke­van cir­con­da­to da due pap­pa­gal­li, Ke­van sull’ae­reo di ri­tor­no, Ke­van sor­ri­den­te da­van­ti a una vi­deo­ca­me­ra, Ke­van con la ban­die­ra ame­ri­ca­na che sven­to­la al­le sue spal­le.

Ed ec­co su In­sta­gram (we­car­ry­ke­van) le fo­to­gra­fie che te­sti­mo­nia­no le tap­pe del viag­gio: Pa­ri­gi, Lon­dra, Ir­lan­da, cit­tà, cam­pa­gna, iso­le, ma­re, mon­ta­gna, con ri­tor­no a ca­sa il 14 lu­glio. Ke­van se­du­to per ter­ra in un ap­par­ta­men­to pa­ri­gi­no con la te­sta ap­pog­gia­ta al let­to, Ke­van che guar­da la cit­tà dal Sa­cré-Coeur, Ke­van im­bra­ca­to sul­le spal­le di Be­n­ja­min, Ke­van in me­tro­po­li­ta­na a Saint-Mi­chel, Ke­van sot­to la Tour Eif­fel, Ke­van da­van­ti al mo­nu­men­to di Pe­ter Pan nei Ken­sing­ton Gar­dens, Ke­van ai pie­di del­la sta­tua di Chur­chill, Ke­van sul­le spal­le di Be­n­ja­min in at­te­sa di rag­giun­ge­re le iso­le Skel­lin, Ke­van che re­spi­ra un ma­re qua­si in­ver­na­le, Ke­van a ce­na con gli ami­ci, Ke­van cir­con­da­to da due pap­pa­gal­li, Ke­van sull’ae­reo di ri­tor­no, Ke­van sor­ri­den­te da­van­ti a una vi­deo­ca­me­ra, Ke­van con la ban­die­ra ame­ri­ca­na che sven­to­la al­le sue spal­le.

 

 

Kevan e i suoi tre amici in Irlanda

 

 

C’è poi il dia­rio, in cui Ke­van rac­con­ta le gio­ie, le sco­per­te, le ne­ces­si­tà, il Fe­sti­val in omag­gio del suo «ido­lo» jazz Djan­go Rei­n­hardt, l’in­can­to di Mont­mar­tre, i bam­bi­ni che gio­ca­no a cal­cio in un par­co di Lon­dra, l’in­con­tro con i luo­ghi del suo mi­to Bar­rie. Ri­cor­da un pas­so dei Sal­mi quan­do sen­te il ru­mo­re del­le on­de che si in­fran­go­no sul­le roc­ce e ter­mi­na spes­so i pa­ra­gra­fi espri­men­do tut­to il suo en­tu­sia­smo: «And it was beau­ti­ful».

Al ri­tor­no, Ke­van ha det­to che se non fos­se sta­to per sua so­rel­la Con­nie, che ha qual­che an­no più di lui, non avreb­be mai tro­va­to la for­za e lo spi­ri­to per av­ven­tu­rar­si in cer­te fol­lie: «È Con­nie la mia ve­ra fon­te di ispi­ra­zio­ne, il mio ve­ro so­ste­gno, an­che lei è ma­la­ta co­me me, sa­reb­be mol­to più dif­fi­ci­le af­fron­ta­re la ma­lat­tia da so­lo e Con­nie è la mia eroi­na». (Corriere della Sera, 11 agosto 2016)

 
Kevan e i suoi amici sulle strisce pedonali di Abbey Road

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