Brazzà, colonialista e gentiluomo

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Ci sono luoghi confinanti eppure profondamente differenti. Come Brazzaville e Kinshasa, separate solo dal fiume Congo. Una è la capitale della Repubblica del Congo; l'altra, della Repubblica democratica del Congo. La seconda un tempo si chiamava Léopoldville o Leopoldstad perché era la capitale del Congo Belga e Leopoldo era il re del Belgio. Brazzaville invece non ha mai cambiato nome. È l'unica città africana ad aver conservato quello coloniale. Un'anomalia che richiede una spiegazione.

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Il 25 gennaio 1852 a Castelgandolfo, località di villeggiatura dei papi vicino a Roma, nasce Pietro Savorgnan di Brazzà, settimo di tredici figli. Incuriosito dalle zone inesplorate della Terra già a otto anni, Pietro passa il tempo nella biblioteca di casa. Lo affascina una carta dell’Africa con al centro un grande spazio bianco su cui c'è scritto «Regno dei re Makoko, Paese sconosciuto agli europei». Studente al Collegio Romano, a 13 anni pensa di farsi prete, proposito presto abbandonato ma che gli conserverà una certa aria da missionario e una visione evangelica della vita. Uno dei suoi professori, il gesuita Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio astronomico, gli presenta l’ammiraglio Louis-Raymond, marchese di Montaignac. Grazie a lui andrà in Francia e sarà ammesso alla scuola navale di Brest. Naturalizzato francese, il giovane romano d'origine friulana diventerà Pierre Savorgnan de Brazza.

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In seguito Montaignac, ministro delle Colonie, incaricherà Pierre di esplorare l’interno del Gabon e di risalire il fiume Ogooué. La spedizione durerà tre anni. In navigazione sull’Alima, affluente del Congo, de Brazza se la vede con gli Apfuru, che l’hanno scambiato per il feroce Henry Morton Stanley. Il giornalista americano, che diventerà famoso per aver ritrovato Livingstone, è al momento famigerato per le carneficine di indigeni. Diverso l'approccio del francese che, attaccato dagli Apfuru, preferisce ripiegare piuttosto che ordinare ai suoi fucilieri di aprire il fuoco. Nasce il mito dell'«esploratore buono», il prototipo del bianco che esplora l'Africa in modo politicamente corretto, in nome di un colonialismo umanitario. De Brazza diviene personaggio di culto e testimonial ideale. Louis Vuitton, che sta rivoluzionando bagagli e valigie, prepara per lui un baule da viaggio con brandina e scrittoio incorporati.

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Nel 1880 il governo francese invia de Brazza nell’Africa equatoriale perché argini l’espansionismo di Leopoldo II, re del Belgio, che ha ingaggiato Stanley. Tra i due si scatena la gara a chi conquista di più e arriva prima. Stanley risale la riva sinistra del fiume Congo facendosi largo con la dinamite, sterminando chiunque lo intralci, mentre sulla sponda destra, Brazza avanza senza sparare un colpo. È convinto di portare in Africa la civiltà. È sicuro che la Francia abolirà il commercio degli schiavi. Lo accompagna il capo tribù Renoké che, all’insaputa di Pierre, cerca di acquistare neri a buon mercato per rivenderli come schiavi. Quando Savorgnan se ne accorge, sarà lui a comprarli per liberarli e assumerli come portatori stipendiati. De Brazza è un negoziatore paziente, vuole convincere più che vincere. La sua penetrazione sarebbe definita oggi «ecologicamente sostenibile»: viaggia con un carico leggero e pochi uomini. Per quanto sia partito con quattro mesi di ritardo rispetto al suo avversario, riesce a precederlo. Accorcia il tempo e le distanze riducendo il superfluo e trovando il necessario sul posto. Si adatta.

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In quattro settimane di intensi negoziati con i capi locali, Brazza riesce ad aggiudicarsi una striscia di territorio lunga dieci chilometri, l'embrione della futura Brazzaville. Se oggi la capitale della Repubblica del Congo si chiama ancora così e proprio perché il suo fondatore non ha lasciato in Africa un malvagio ricordo di sé. Mentre sulla sponda opposta del fiume, l'ex Congo Belga ribattezzerà Léopoldville con il nome di Kinshasa non appena avrà conquistato l'indipendenza e si chiamerà Repubblica democratica del Congo. Con il tempo molto s'aggiusta e a volte tornano persino i conti. Pierre Paul François Camille Savorgnan de Brazza, che già a suo tempo si distingueva dagli altri esploratori, è entrato nella storia come pioniere di umanità perché ha creduto nel futuro più che nel suo precario presente e affidato il giudizio ai posteri invece che ai suoi truci colleghi. Il pioniere è un long distance runner. Un maratoneta che corre, e vince, sulla lunga distanza. (is)

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