Stati Uniti: Mike Brodie, vagabondo del 2000

A Period of Juvenile Prosperity 6

 

Non so se Mike Brodie abbia mai visto L'imperatore del Nord, un film del 1973 sugli hobo, gli homeless, gli sradicati dalla Grande Depressione che tra il 1929 e i primi anni Trenta si spostavano da un punto all'altro degli Stati Uniti in cerca di fortuna viaggiando clandestinamente sui treni merci con i loro magri averi arrotolati in un fagotto legato con lo spago e gettato sulle spalle. Di quell'umanità nomade ha adottato lo spirito e il sistema di viaggiare, pur senza averne avuto la necessità. Ha percorso 80 mila chilometri sui treni americani, senza mai pagare il biglietto.

Se proprio gli si vuole trovare una somiglianza con uno dei personaggi del film diretto da Robert Aldrich, si può dire che avesse la sfrontatezza di Cigaret il neofita interpretato da Keith Carradine che vuol prendere il posto di Numero Uno (Lee Marvin), l'indiscusso re dei dei viaggiatori a sbafo, l'imperatore del Nord cui dà la caccia lo spietato Shack (Ernest Borgnine), picchiatore e omicida al soldo delle compagnie ferroviarie. Come nella migliore tradizione del cinema americano, il dramma sfocerà nell'inevitabile duello finale senza esclusione di colpi, con le vittime designate che espieranno le loro colpe, crudeltà o ingenuità che fossero. Fine delle similitudini. Giacché Mike, che ha avuto la fortuna di vivere quell'avventura whitout cause e settant'anni dopo, se l'è cavata molto meglio. Anzi benissimo. I suoi cinque anni di vagabondaggio sui tetti di treni sono diventati un libro. Il racconto di un'odissea nata per caso.

Aveva 17 anni, viveva a Pensacola, in Florida, voleva andare da un amico che abitava a Mobile, Alabama. Sbagliò treno, si ritrovò a Jacksonville, Florida. Quel giro a vuoto gli fece scattare l'idea di continuare. Come se le ferrovie americane dovessero risarcirlo dell'errore iniziale. Da quel momento cominciò viaggiare per gli Stati Uniti. A piedi, in autostop, ma soprattutto acchiappando i treni al volo e saltando dal tetto dei vagoni. Ottantamila chilometri in cinque anni, quarantasei Stati su cinquanta. Nel 2004, Mike si ritrovò tra le mani una macchina fotografica Polaroid con la quale ebbe l'idea di documentare i suoi vagabondaggi.

Con il tempo, Mike si è appassionato di fotografia e ha cambiato la sua Polaroid con una 35 mm. Una parte della sua impressionante collezione di immagini è raccolta nel volume A Period of Juvenile Prosperity, uno spaccato della cultura underground americana nei primi anni del 2000.

Mike non ha smesso di fotografare. A chi gli chiede qual è il suo metodo di lavoro, risponde invariabilmente: «Salgo su un treno a caso, senza preoccuparmi di dov'è diretto, guardo le facce dei passeggeri e scatto». Adesso paga il biglietto. È un'altra avventura.

 
I compagni di viaggio di Mike (galleria a scorrimento)

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