Walter James Palmer, il killer di Cecil

Palmer «ricercato» dagli internauti quale pericoloso killer della natura

 

 

È caccia all'uomo. Su Internet e nella realtà. Walter James Palmer, il dentista del Minnesota che ha ucciso Cecil, il leone dalla criniera nera vanto dello Zimbabwe, ha chiuso il suo gabinetto odontoiatrico ed è scomparso. Bersagliato dai social media e da gruppi di animalisti o semplici amanti della natura che stazionano davanti alla sua casa, ha chiuso le sue pagine Facebook e Twitter si è dato alla macchia. Chissà come ci si sente a essere braccati, benché non siano né canne di fucili né le temibili frecce del suo amato arco quelle che si ritrova puntate contro.

È la nemesi di una carriera da killer seriale. Basta vedere la pagina di Flickr su cui Palmer ha pubblicato le foto scattate con le sue prede per rendersi conto da quanto tempo si dedicasse allo sterminio venatorio. Lui sempre con un sorriso radioso, l'animale di turno con l'aria abbacchiata e gli occhi sbarrati di chi è appena stato abbattuto e manterrà quello sguardo fisso e vitreo dalla parete di un salotto americano. Il campionario dei trofei accumulati dal dentista è impressionante: leoni, leopardi, mufloni, bufali, wapiti, rinoceronti... Tutti vittime delle micidiali frecce del suo arco.

È inevitabile che nella sua lunga carriera di cacciatore con il vizio del bracconaggio, Palmer abbia finito per inciampare nella legge. Nel 2008 fu ritenuto colpevole da un tribunale per aver mentito sul punto esatto, nel Wisconsin, in cui aveva ucciso un orso bruno durante una caccia controllata.

L'uomo, che oggi ha 55 anni, ne aveva cinque quando imparò a sparare. A quell'età era già «capace di colpire una carta da gioco a oltre 90 metri di distanza», rivelerà il New York Times nel 2009. Si conferma così lo stereotipo del vero bambino americano educato all'uso dalle armi da un vero padre americano.

Inseguito da mute di animalisti che gli lanciano messaggi non propriamente benevoli, oggetto di appelli e strali su giornali e tv, Palmer, che in questo momento è l'uomo più detestato di Internet, ha presentato scuse che sanno di beffa. «Mi rincresce profondamente che il perseguimento di un'attività che amo e che pratico con responsabilità e nella legalità si sia tradotta nella morte di questo leone (…) di cui non conoscevo lo status di celebrità locale».

Dopo queste sfrontate parole, peraltro destituite di ogni credibilità, non è difficile immaginare che la caccia all'ex predatore continuerà più inesorabile di prima. Fino alla cattura? E quale sarà la pena inflitta? Il ritiro della licenza di caccia? Restiamo vigili e collegati.

 

 

Dall'album di Walter James Palmer

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