Aiuto, il mondo si è ristretto

Susa (Sousse), Tunisia. È deserta la spiaggia davanti all'hotel Marhaba dove, il 26 giugno 2015, tre terroristi uccisero 39 turisti occidentali. Foto di Darko Vojinovic:Ap
 

Le primavere arabe, sbocciate nel dicembre 2010 hanno profondamente modificato la mappa delle vacanze nei Paesi del Mediterraneo. A cominciare dalla Tunisia. Ancora peggio l'Egitto, dove la primavera si è trasformata in un gelido inverno culminato, alla fine di una lunga serie di attentati, nell'atroce uccisione di Giulio Regeni. I tour operator che hanno in catalogo Nordafrica e Medio Oriente, dal Marocco alla Turchia, hanno visto le prenotazioni per i Paesi di quelle aree colare a picco. Al turismo non si addicono né le violenze private dell'Isis né quelle pubbliche dei vari regimi totalitari. Resiste la Giordania, ma è vaso di coccio tra vasi di ferro. Petra, per quanto sia una meraviglia senza eguali al mondo, è in un canyon che sembra fatto apposta per le imboscate.

Per i professionisti dei viaggi non è facile inventarsi mete alternative. Una è senz'altro la Grecia, anche se l'estate scorsa i giornali e le tivù, aizzati da Angela Merkel e dalla sua corte, hanno fatto di tutto per sabotarla, mettendo paura ai turisti all'unico scopo di piegare Tsipras ai diktat della Ue. Oltre che sulle isole greche, chi di una vacanza cerca soprattutto il sole e il mare, trova valide alternativa nel nostro Paese, in Spagna, in Portogallo, nel Sud della Francia e lungo le coste croate dell'ex Iugoslavia.

L'insicurezza regna comunque sovrana, data la capacità del terrorismo di colpire ovunque e a sorpresa. Le cose si complicano quando al fattore disumano si aggiunge quello «naturale». Dopo Ebola, che ha distolto i flussi turistici da parecchi Paesi africani, anche se non coinvolti nella temibile epidemia, ecco zyka che tiene alla larga dal Brasile, una delle mette turistiche più attrattive del mondo, una bella fetta di viaggiatori e getta un'ombra di diserzione di massa sui prossimi Giochi olimpici. Insomma, gratta gratta, il mondo si è ristretto. È forse la volta buona per riscoprire piccoli posti dove va poca gente. Il terrorismo e le catastrofi lavorano su larga scala, trascurano il piccolo, che non rende e non fa notizia. Mentre può dare grandi soddisfazioni a chi sa cercarlo ed apprezzarlo.

 

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