Allarme terrorismo: le spiagge da bandiera rossa

La bandiera della Turchia

 

 

È dura, dopo l’attentato di Nizza, scrivere di spiagge e di località turistiche a rischio. Anche chi non si prepara ad andare in vacanza sa bene che il pericolo è ovunque. Non solo nelle località balneari. Non solo nelle grandi città. Non solo dove ci sono concentrazioni umane in festa, concerti o avvenimenti sportivi. Tutto il mondo è a rischio. Ci sono Paesi però in cui il terrorismo gioca in casa e farsi trovare da quelle parti raddoppia il rischio. Calcare la sabbia di certe coste di certi mari, vicini e lontani, può essere considerato provocatorio, anzi sacrilego, dai custodi della Verità e dai guardiani della Fede. In questi casi, la punizione è ancora più severa. Ammesso che possa esistere una pena più «severa» dell’essere torturati e massacrati o fatti esplodere insieme a chi vuol andare in paradiso a nostre spese avendo certi problemi con l’altro sesso quaggiù ed essersi bevuto le balle dei fomentatori d’odio come fosse tè alla menta nel deserto della propria vita.

Gli orrori dell’attualità ridimensionano le migrazioni turistiche e ne ridisegnano le rotte mondiali.

I turisti hanno paura del terrorismo? Sì, abbastanza per cambiare i loro piani, ma non abbastanza per restare a casa. Nonostante tutto, il turismo mondiale ha avuto una crescita del 3,5 per cento nel 2016. In compenso certe destinazioni si sono completamente svuotate. La bandiera rossa dei Paesi da cui stare alla larga sventola soprattutto su Turchia, Egitto e Tunisia.

 

 

Dopo gli attentati, i turisti russi hanno abbandonato le spiagge di Antalya (Turchia)

 

 

Dopo gli attentati a Istanbul, Ankara e di recente all’aeroporto Ataturk, la Turchia è uscita dal catalogo dei Paesi in grado di garantire una vacanza sicura. Il suo mare blu può tingersi di rosso sangue da un momento all’altro. Ad Antalya, una delle sue più grandi stazioni balneari, l’atmosfera è fosca. Da quando la Turchia è in cattivi rapporti con la Russia che sostiene il regime di Bashar al-Assad, la presenza dei turisti russi si è ridotta del 92 per cento e quelli di altre nazionalità non sono mai stati così pochi da vent’anni in qua. Non c’è da sorprendersi, in un anno e mezzo il Paese ha subito oltre cinquanta attentati.


Anche la Tunisia ha perso ogni attrattiva, vive in un clima di insicurezza e stenta a risollevarsi dopo dopo gli attentati del 2015 al museo del Bardo e sulla spiaggia di Susa, che avevano come bersaglio specifico proprio i turisti. Dopo essere diminuito del 30 per cento nel 2015, il turismo tunisino continua a precipitare e, nel primo trimestre di quest’anno, è arrivato al 21,5 per cento.

 

 

Icone turistiche sulla fusoliera di un aereo Egyptair

 

 


L’Egitto è in crisi fin dal 2011, anno in cui sbocciarono le cosiddette primavere arabe. Un primo attentato mortale aveva già svuotato Sharm el-Sheikh. Gli innamorati del Mar Rosso stavano cominciando a tornare quando l’attentato al volo Egyptair nel Sinai ha di nuovo fatto crollare le prenotazioni degli hotel riducendole al 40 per cento. Oltre agli attentati, bisogna mettere in conto l’instabilità politica e la violazione dei diritti civili e umani da parte della polizia e di cui è stato vittima, insieme a molti altri, il nostro connazionale Giulio Regeni. Dal 2010, l’Egitto ha perso sei milioni di visitatori, passati da 15 a nove milioni. Una punizione che il turismo egiziano, di cui sono padroni i capi dell’esercito, si è andato a cercare.


La sfortuna degli uni fa la felicità degli altri. I turisti che disertano il Maghreb e il Nordafrica, la Turchia, il Mar Rosso e la Francia si sono sparsi nel resto del mondo. In Europa, la Spagna e il Portogallo sono per il momento le destinazioni più sicure, anche se mai dire mai. Nel 2004, un attentato alla stazione di Madrid provocò 191 morti e più di duemila feriti. Tranquillo il Portogallo, bello e defilato, che si gode il suo magnifico isolamento con un incremento turistico del 10 per cento in un solo anno. Meglio ancora le Azzorre portoghesi e le Baleari spagnole che, oltre ad avere un’aria esotica, hanno tutta l’aria di essere sicure.

 

 

Le spiagge deserte della Tunisia

 

 

Quanto al resto del mondo, difficile mettere le mani sul fuoco per questo o quel Paese. Bali è una meta sempre molto ambita, ma ricordiamoci che è l’unica provincia di religione induista nell’Indonesia musulmana e che nell’attentato suicida del 2002 in una discoteca nella località turistica di Kuta morirono 202 persone.

Chi ama il mare e il sole caldi può goderseli in tutta tranquillità a Cuba, in altre isole dei Caraibi o in Polinesia. Chi preferisce i climi freddi, la natura selvaggia e poche persone attorno opta per il Canada.

Quanto agli Stati Uniti, beh, sono pur sempre il centro dell’Impero del Male, il bersaglio preferito. Però sono abbastanza estesi da assorbire e smistare visitatori nei loro sterminati spazi. Meglio i grandi parchi nazionali di Manhattan, per ontenderci. E la Cina? E la Russia? Nessuno va in Cina o in Russia per andare al mare.

I turisti saranno anche degli opportunisti, ma i terroristi sono peggio. I paesi che li hanno lasciati crescere, per non dire coltivati, ne stanno subendo il feedback. Ne godono l’indotto. Non so se si dica così. Sto solo cercando di parlare il linguaggio dei tour operator. Che il dio degli eserciti turistici li protegga.

 

 

Spiagge a rischio

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