Io viaggio da sola

Reese Witherspoon nel film «Wild»

 

 

Non è solo cinema. È realtà. Di passaggio in un aeroporto o in un albergo, su un treno o in un autogrill, sul cammino per Santiago de Compostela o in autostrada, sarete colpiti dal gran numero di donne in viaggio da sole. È in pieno sviluppo la tendenza solo travelling. Come nel film Wild dove la protagonista Cheryl Strayed decide di intraprendere un lungo e solitario viaggio attraverso gli Stati Uniti d'America alla ricerca di se stessa e di un senso nella vita.

Questo film del 2014, interpretato da Reese Witherspoon, e Mangia, prega, ama (2010) con Julia Roberts hanno reso popolare il viaggio femminile in solitaria, già tipica usanza maschile nei Paesi anglosassoni. Dopo il liceo o negli anni dell'università, è costume concedersi un gap year, un anno di interruzione, per esplorare il mondo.

 

 
Ci sono momenti (eat) che è un peccato non condividere. È la prova più dura per il solo traveller

 

 

Da qualche tempo pare che il fenomeno non riguardi solo gli anglosassoni. M'informo, attacco bottone, parlo con qualcuno dei rami psico e socio-qualcosa per ritrovarmi al punto di partenza dopo aver ascoltato una serqua di prevedibili ovvietà sugli effetti terapeutici del viaggio single. Meglio parlare con chi l'ha vissuto.

«Dopo aver trascorso un anno in Asia per studio, mi capita di partire in viaggio da sola, anche se faccio coppia da due anni», racconta Clelia, una consulente di 29 anni con base a Londra. «Ormai è per me una sorta di rituale: lascio delle cose dietro di me per ricostruirmi meglio, per vivere più a lungo il presente. Frequentando persone che non conosci e non ti conoscono, hai l'impressione di poterti reinventare, di riscrivere la tua vita nel giro di qualche settimana». In altre consunte parole, di sognare a occhi aperti.

 

 
Orientering è meglio di marketing

 

 

I momenti più forti? I nuovi incontri. «Sono spesso più intensi che nella “vita vera”, perché sei consapevole che il tempo passato insieme finirà presto», risponde Marie-Julie Gagnon, coautrice del blog taxibrousse.ca. «Non si perde tempo con le banalità convenzionali, si entra direttamente nel vivo dell'argomento».

Per Aude Mermilliod, grafica e co-autrice dell'e-book L'Art de voyager seule quand on est une femme, solo travelling fa rima anche con anonimato. «Sono cresciuta in un piccolo quartiere di Bruxelles, dove tutti si conoscevano, come in un villaggio», racconta. «Un giorno mi sono ritrovata tutta sola in una via di Katmandu e ho assaporato la felicità di essere straniera. Uno stato che, paradossalmente, ti rende molto permeabile agli incontri. Sei misteriosa per la gente del posto».

Da uno studio sulle motivazioni di viaggio commissionato da Visa in 25 Paesi e pubblicato lo scorso maggio dal New York Times, è emerso che i vacanzieri partiti da soli nel 2014 sono stati il 24 per cento contro il 9 per cento del 2013. Quanto agli interpellati che nel 2014 hanno viaggiato per la prima volta nella loro vita, il 37 per cento lo ha fatto non accompagnato. L'avventura in solitaria è sempre di più una libera scelta.

Se il solo travelling è diventato così banale e praticato, perché continua a suscitare diffidenza? Per lo psichiatra Gérard Macqueron, autore del saggio Psychologie de la solitude (Odile Jacob), è emblematico della schizofrenia delle nostre società occidentali. «Nonostante il sistema incoraggi l'individualismo, chi gode pienamente della propria solitudine fa la figura dello strano. Il “saper star soli” è invece una fonte di tante virtù. È una sfida lanciata a se stessi, un risveglio dei sensi, un ritorno all'animalità delle origini e un ritrovamento delle proprie radici», spiega lo psichiatra.

«La solitudine, benché sia spesso vissuta dolorosamente, è in realtà strutturante. Favorisce non solo la scoperta di se stessi, ma anche l'accettazione dei propri limiti e ci costringe a comportarci da esseri responsabili e maturi. Ci forza a iscrivere i nostri desideri nel campo del realizzabile e non in quello dell'immaginario. Poter vivere appieno i momenti di solitudine: è a questo che bisogna puntare per essere liberi di essere se stessi». Ma uomini e donne hanno lo stesso punto di vista su questa libertà?

 

 
Julia Roberts as "Elizabeth Gilbert" and Hadi Subiyanto as "Ketut Liyer" in Columbia Pictures' EAT, PRAY, LOVE.
 

 

Sarebbero due le molle che scatenano la decisione di prendere la strada da soli. Quella maschile, tentata dalla prodezza sportiva. Quella femminile tesa alla realizzazione di un progetto: incontrare un maestro spirituale, impegnarsi in un'associazione umanitaria, dare un taglio netto alla quotidianità, lasciarsi alle spalle per qualche tempo il matrimonio o il lavoro o entrambi, festeggiare in maniera radicale un compleanno significativo, si tratti del venticinquesimo, come del quarantesimo o del cinquantesimo.

Secondo un'inchiesta realizzata da HostelBookers.fr e WeGoSolo nel 2013, il 28 per cento delle mille donne interpellate hanno viaggiato da sole per amore della libertà, il 17 per spirito d'avventura e il 15 per conoscersi meglio. E il restante 40 per cento? Dati non pervenuti.

A questo punto, imbottito di dati e spiegazioni, cerco di riassumere quanto ho appreso, sfrondando le opinioni dagli opinionisti per corredarle di qualche dubbio, da usarsi come correttivo nel caso vi venga da scuotere la testa.

Per le guerriere dell'estremo, e ce ne sono, il viaggio in solitaria è una prova di forza, un test dei propri limiti. Per conoscerli (i limiti) o per raccontare l'avventura alle amiche durante la ceretta? Vallo a sapere. Dubbio: e se l'exploit mascherasse una debolezza interiore?

 

 

Meditare e contemplare in solitudine vale il doppio
 

 

Per l'introversa, viaggiare da sola è «mettersi in gioco» (ah queste espressioni usurate!). Per vincere la timidezza, il pudore, il riserbo e tutta una serie di comportamenti che non godono attualmente di elevato gradimento sociale. E se i difetti si aggravassero anziché ridursi?

L'identitaria viaggia da sola per avere conferma che quello da cui si proviene è il migliore dei mondi possibili. Con qualche cedimento ai maschi di fascino latino o maghrebino per dar prova di essere, come dire, ancora desiderabile. C'è solo da sperare che, una volta rientrate alla base, non si esibisca in furori razzisti.

Le spirituali viaggiano per ascoltarsi. Un tempo amavano l'India. Le loro omologhe cattoliche oggi seguono il papa. Ma l'ultima volta le papa girls erano tantemila e han dovuto ascoltare più che auscultarsi. Molte hanno fatto il voto del silenzio e si sono avviate sui sentieri per Compostela. Non sapere le lingue e un caratterino favoriscono la meditazione solipsistica. Ma può succedere che una sera sbrocchino per i riccioli di un moro, complice una birra. Per lo spirito, il peccato carnale è il migliore dei viatici e degli unguenti. Più se ne commettono e meno si sente il dolore delle vesciche ai piedi.

 

 
Il viaggio in solitaria accentua il brivido dell'avventura

 

 

 

Frequenti le donne in carriera, genere solo andata, che non ne potevano più. Lasciano il lavoro sicuro per il ritorno incerto. Hanno fatto una scelta coraggiosa e dimostrano di avere una sufficiente riserva di coraggio per ricominciare da zero: nuovo lavoro, nuovi impegni, nuova relazione sentimentale. Sono scelte che si possono compiere con destrezza al di qua dei 40 anni. Dopo, si rischia di volare fuori strada. Chi non riesce a liberarsi dai propri precedenti, torna dal Paese remoto con un'idea di import-export. Chi riesce, resta là: per avviarvi un'attività presunta redditizia che va dalla gelateria all'ombra di un baobab al matrimonio con principe locale.

Certi viaggi somigliano a fughe. Spesso scappa da sola chi ha paura di fare coppia fissa per sempre. Per sfuggire allo schema di vita lineare imposto dalla società alla donna: titolo di studio-impiego-matrimonio-figli. Le più fuggono nella pausa tra il primo e il secondo tempo. Qualcuna, dopo il quarto.

Chi pensa che viaggiare da sola sia la continuazione dell'Erasmus con altri mezzi (di trasporto) spostandosi con compagnie low cost e relativi hotel, cerca di tradurre on the road quel che ha imparato in vitro. Apprenderà così che il mondo non è una campana di vetro. La prima materia di questo nuovo corso è farsi la valigia da sola e val più di uno stage.

Chi viaggia per leccarsi le ferite di una delusione d'amore rischia parecchio. La donna, che di norma è più intelligente e più forte dell'uomo, diventa vulnerabilissima quando si trova in uno stato di disagio sentimentale. Ed è allora che i predatori attaccano.

 

 
Sempre di più le donne che, come gli uomini, puntano alla performance sportiva

 

 

Le missionarie, le redentrici, sono i personaggi più patetici del lungo corteo delle viaggiatrici solitarie. Animate da buoni propositi e da sacri fuochi, si scottano e qualcuna brucia viva. È accaduto all'artista milanese Pippa Bacca, che viaggiava in autostop vestita da sposa per portare un messaggio di pace in Medio Oriente ed è finita violentata e uccisa a Istanbul. I predatori sono spesso assassini.

Chi non s'accontenta delle descritte tipologie, ma esige risposte certe continuerà a chiedere con amletica ossessione: ma viaggiare da sole è una fuga o una ricerca? Tutti gli esperti concordano nel dire che non esistono risposte universali.

Talvolta bisogna mettere parecchi chilometri tra la propria vita e se stessi per capire meglio la situazione incasinata da cui si proviene. Può essere più utile prendere le distanze che restare nel marasma casalingo. Al ritorno, le risposte verranno da sole. Non si tratta di fuga, ma di una sorta di zoom-out, che i francese chiamano recul: rinculare per vedere meglio l'insieme e il suo garbuglio. Un viaggio è il miglior insegnante, il miglior psicologo, il miglior ispiratore. Per tenervi compagnia, basteranno un quadernetto e una penna. Diceva Oscar Wilde: «Non viaggio mai senza il mio diario. Bisogna avere sempre qualcosa di sensazionale da leggere».

 

 
Julia Roberts nel film «Mangia, prega, ama» (2010)

1 response

  1. Visto che vi interessa l'argomento , io oltre ad avere l'unico sito in Italia dedicato al viaggio in solitaria, ho da qualche settimana pubblicato il mio libro Come Viaggiare da Soli: Manuale di Travel Coaching http://www.viaggiaredasoli.net/libro-come-viaggiare-da-soli-manuale-di-travel-coaching/

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