Mar di Corsica, attenti alle tracine e ai medici stregoni

 

Un esemplare di una delle nove specie di tracina. Quella che sembra una cresta sono i suoi velenosi aculei
 

 

Possono esserci mille motivazioni in grado di rovinare la vacanza così tanto desiderata, ma la storia capitata un anno fa a Rossana Gambarelli, una gentile signora parmigiana, nemmeno il più fantasioso degli sceneggiatori sarebbe riuscito ad inventarla, tanto è incredibile e paradossale. Tutto ha inizio nell’agosto 2014: la barca che trasporta la signora Rossana, insieme al marito e ad una coppia di amici, è in viaggio verso la Sardegna.

Le pessime condizioni meteorologiche impongono una sosta forzata, di qualche giorno, in Corsica. In una delle pochissime mattinate di sole, durante una battuta di pesca, il marito di Rossana cattura due grosse tracine. L'atmosfera felice che accompagna la preparazione della pietanza, viene interrotta dall'urlo della donna. «Mentre pulivo il pesce che, pur essendo da un'ora sulla barca si muoveva ancora, ho avvertito un dolore lancinante al pollice della mano sinistra: mi ero punta con una sua spina velenosa», racconta la signora Rossana.

«Di lì a poco accuso capogiri, divento pallida, capisco che devo farmi controllare e, un'ora dopo, arriviamo a Solenzara. All'interno di questo ambulatorio mi trovo di fronte due medici. Dopo un breve consulto, quello più giovane, su suggerimento del collega più “esperto”, interviene con un metodo del tutto singolare, per togliere l'infezione: accende una sigaretta e praticamente l'appoggia sulla mia pelle, vicino al punto in cui mi ero ferita. L'operazione dura qualche minuto: il tempo di consumarla fino in fondo, la sigaretta. In quel momento», confessa la Gambarelli, «il dito mi faceva così male, a causa della puntura, che non mi sono resa conto di quanto stesse accadendo. Gli effetti di quella che si sarebbe rivelata, poi, come un'ustione di terzo grado, cominciai ad avvertirli dopo ventiquattro ore, una volta passato il dolore della puntura di tracina».

Da quel momento, per Rossana, inizia un calvario. Sul dito, che peggiorava giorno dopo giorno, mi si era formata una vescica enorme, vado alla guardia medica di Castelsardo, dove si rendono conto della gravità della situazione, prescrivendomi alcuni farmaci e programmando un nuovo controllo. Una settimana dopo, il mio pollice aveva ormai assunto un aspetto necrotico. Il medico mi dice di correre in ospedale a Sassari: stavo per perdere il dito! Mi sento crollare il mondo addosso. Rifiuto il ricovero e decido di tornare subito a casa: lascio la barca al porto e prendo il primo traghetto per Livorno, per proseguire poi verso Parma. Prima la visita al centro ustioni del Maggiore, quindi l'ecografia e un ulteriore controllo in Chirurgia, dove tiro un sospiro di sollievo: sotto la parte malata del dito, si stava già formando la pelle nuova. Scongiurato l'intervento, ci vollero altri tre mesi prima che la cosa si risolvesse. Qualche conseguenza, però, è rimasta: il dito posso muoverlo, ma ho perso parte della sua sensibilità».

Superato lo choc, Rossana decide di far valere le proprie ragioni ottenendo, dieci mesi dopo, un risarcimento per il danno subito. «Abbiamo messo a disposizione della signora Gambarelli i nostri professionisti per la valutazione del danno, ottenendo il massimo che si poteva, tenuto conto che abbiamo agito in sede stragiudiziale, evitando cioè di ricorrere alle aule di tribunale: in quel caso, infatti, i tempi sarebbero stati ben più lunghi», spiega L. M. dell'agenzia che ha seguito la vicenda. «La compagnia di assicurazione che tutelava il centro medico della Corsica ha preso atto della situazione liquidando una somma congrua rispetto al danno biologico e alle spese sostenute dalla nostra assistita».

«Mi sono sentita presa in giro: non è possibile che un medico pensi di poter togliere l'infezione da puntura di tracina con una sigaretta accesa sulla ferita, ustionando la paziente», esclama la signora Gambarelli, «a chi parla di malasanità in Italia, dico che bisognerebbe togliersi il cappello dinnanzi alla professionalità dei nostri medici...». (Vittorio Rotolo, Gazzetta di Parma, 28 settembre 2015)

 

 

Rossana Gambarelli

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