Spagna, viva la siesta

Siesta

La siesta è contagiosa. Turisti assopiti al sole in una via di Madrid. Negli Stati Uniti li avrebbero arrestati per loitering (vagabondaggio). Foto di Fernando García. 

 

 

Se c'è una cosa che gli americani dovrebbero imparare è stare al mondo. Nel senso stretto dell'espressione. Ossia a rispettare usi, costumi e climi dei Paesi in cui mettono piede, anche solo come turisti. Persino in questa veste preferiscono esercitare la loro proverbiale arroganza anziché capire come gira e adattarsi.

In nome del benessere dei turisti statunitensi, il magazine Travel+Leisure ha accolto con entusiasmo l'intenzione del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy di manomettere gli orari di lavoro degli spagnoli. La misura più radicale sarebbe quella di fissare la fine della giornata lavorativa alle 18. Un vero toccasana a giudizio del mensile turistico americano.

 

 

Un operaio si concede un sonnellino ristoratore all'esterno di un fast food, a Madrid nel 2012. (Andres Kudacki_Ap)

 

 

La giornalista che ne scrive auspica l’adozione del provvedimento ravvisandovi il de profundis della siesta, accusata di intralciare l'attività turistica degli inesausti yankee in vacanza nella penisola iberica. Finalmente il turista non si troverebbe più «nel bel mezzo del pomeriggio a camminare solo e inoperoso in vie stranamente deserte, nelle quali tutti i negozi sono chiusi, dato che i locali (nel senso di abitanti del luogo, indigeni, ndr) sono rincasati».

Quando lo spagnolo osserva con occhio curioso o divertito il turista che programma una passeggiata nelle ore più calde della giornata, la giornalista s'indigna: «È incredibilmente frustrante guardare le vetrine per due ore in una città fantasma». Insomma, con quella loro mania di pranzare in casa e di aggiungervi un riposino postprandiale quei dormiglioni degli spagnoli rallenterebbero la macchina dello shopping turistico.

 

 

La siesta permette di riposare e aiuta a riflettere

 

 

In quello che sembra un elenco di lagnanze, la rivista individua altre «implicazioni diverse ma non innocue» della pennichella. «Si sa che gli spagnoli mangiano tardi». Troppo tardi per gli americani. «Arrivare in un ristorante prima delle 20,30 è praticamente impossibile», spiega l’articolo. Dunque, «l’abolizione della siesta darebbe ai locali degli orari più regolari». O, in ogni caso, più in linea con il ritmo del turista straniero. Orsù, squilla la tromba del magazine statunitense, datevi una mossa e scendete ad aprire il negozio, non abbiamo tempo da perdere.

I vantaggi della riforma oraria balzeranno subito all’occhio: «Sarà possibile prendere un café con leche senza fare a gomitate». E la giornalista non potrà più lamentarsi che la lunga pausa pranzo-siesta provochi invasioni e resse nei pochi negozi rimasti aperti».

«Le ore della siesta mi hanno dato l’impressione di non trovarmi nel posto giusto e talvolta mi hanno messo di malumore. (…) Sarebbe stato sicuramente meglio che fossi rimasta in albergo a riposare, come i locali», conclude la giornalista. Meglio ancora sarebbe stato che se ne fosse rimasta a casa. Negli operosi e noiosi States che vogliono insegnare al mondo come stare al mondo, provocando piccoli e grandi finimondi.

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