Torre Eiffel, covo di borsaioli

Un cartello mette in guardia contro la presenza di borseggiatori

 

Se, in vacanza a Parigi, pensate di fare un salto sulla Torre Eiffel, fate attenzione a tasche e tascapani, borselli e borsette, zaini e marsupi. Il lascito dell'esposizione universale del 1889, uno dei monumenti più visitati del mondo, è particolarmente preso di mira dai borseggiatori. La grande «signora di ferro» è talmente infestata di manolesta che venerdì 22 maggio 2015 i dipendenti della Sete, la società che la gestisce, hanno scioperato per sette ore. Molti di loro erano stati minacciati e aggrediti per aver messo sull'avviso i visitatori che, distratti dal panorama, possono non accorgersi di avere in tasca mani altrui.

I borseggiatori «salgano in bande di quattro o cinque individui, a volte ce ne sono una trentina contemporaneamente sulla torre», ha raccontato all'agenzia Associated France Press una dipendente, aggredita verbalmente insieme ad alcuni colleghi e agenti della sicurezza. Un altro dice di essere stato minacciato da un borseggiatore che aveva individuato e sbattuto fuori: «Mi ha detto “Perché non mi lascia lavorare? Ti ho visto andare via dalla Torre, so dove abiti, potresti avere delle noie”».

I dipendenti della Sete (Société d'Exploitation de la Tour Eiffel), hanno chiesto maggiori tutele, ma hanno dovuto accontentarsi di rassicurazioni generiche. La direzione preferisce informare i visitatori sulla presenza dei borseggiatori con cartelli e annunci, per scaricare le proprie responsabilità, anziché scongiurare i rischi corsi dal personale. Eppure potrebbe bastare poco. Come suggerisce un addetto alla ricevitoria: «Quando il padrone vuol controllare i suoi salariati si serve di clienti civetta. Perché non fa lo stesso con dei falsi turisti? Magari asiatici, dato che sono i più derubati. Non sarebbe difficile cogliere i ladri in flagranza».

Intervistato da Angélique Négroni del quotidiano Le Figaro, il sindacalista Denis Vavassori, dipendente della Torre Eiffel, ha descritto la dinamica dei borseggi. «Sempre più numerosi, i borseggiatori arrivano a gruppi di sei o sette e si dispongono sia sul piazzale sia sui diversi piani della torre. E lì depredano i visitatori. Preferiscono gli stranieri, soprattutto gli asiatici, che sono i meno vigili nonostante abbiano in tasca mazzette di denaro. Ci tocca assistere a bande che si litigano la postazione. L'ambiente e il clima sono diventati ormai insostenibili. In passato abbiamo avuto addirittura bande che proponevano escursioni in risciò e petizioni fasulle, adesso questi furti a ripetizione».

Alla domanda perché i dipendenti corrano dei rischi, Vavassori risponde: «Per la semplice ragione che cerchiamo di metterci di mezzo». E spiega: «I borseggiatori sono sempre gli stessi, li conosciamo bene. Un tempo era sufficiente che gli addetti alla reception e i cassieri intimassero loro di andarsene per metterli in fuga. Ora non basta più. L'assenza della polizia li fa sentire sicuri e impunibili. Si sentono padroni del territorio e vogliono imporre la loro legge. Perciò se la prendono con gli impiegati che si ostinano a non capire la novità».

E cioè che i ruoli tra guardie e ladri si sono invertiti. «I borsaioli fotografano i dipendenti e li minacciano di morte. Certi colleghi sono stati seguiti fino alla fermata del metro. Finora non ci sono state aggressioni, ma un giorno potrebbe scapparci una coltellata. Costretto a giocare ai poliziotti dalla latitanza delle forze dell'ordine, il personale si sente indifeso e abbandonato a se stesso».

Pur sapendo delle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti, la Sete ha fatto ben poco per migliorarle. «Abbiamo dato l'allarme già lo scorso febbraio, quando la situazione ha cominciato a degenerare», continua Vavassori. «Abbiamo avvisato la direzione, che ha avvertito la prefettura perché mandasse agenti di rinforzo. Non è successo nulla che abbia migliorato la situazione. Di tanto in tanto, qualche borseggiatore viene arrestato, ma è subito sostituito da altri. Si sa che i poliziotti sono oberati di lavoro. Li chiami e non vengono. Passano in bici e se la prendono con i venditori abusivi, che commettono un reato risibile in confronto a quel che subiamo noi e i turisti».

 

La Tour Eiffel in sciopero il 22 maggio 2015

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